Wiggins-Froome che morsa il podio sta stretto a Nibali

Diciamolo subito, senza tanti giri di parole: se non ci fosse stato Vincenzo Nibali, questo Tour sarebbe stato un evento talmente noioso e soporifero che non sarebbe andato nemmeno sulla piattaforma Sky. Ma con altrettanta onestà e chiarezza dobbiamo anche dire che Wiggins e Froome, le due punte del Team Sky, questo Tour l'hanno vinto anche in montagna.
Altro che troppe cronometro: quei due là non hanno perso un solo metro in salita. Sembravano dei Claudio Gentile attaccati alla ruota del Maradona del nostro ciclismo Vincenzo Nibali. Oggi ci riproverà, in questa ultima tappa pirenaica, ma non bisogna farsi però troppe illusioni: a questo punto serve un miracolo. Occorre una giornata super di Nibali, da abbinare ad un doppio crollo verticale della coppia Wiggins-Froome.
«Nibali? Non mi ha sorpreso assolutamente - dice la maglia gialla Wiggins -. Conosco il suo valore nella terza settimana e so perfettamente di quello che è capace di fare. Domani? Sarà ancora una tappa molto dura ma diciamo che Parigi è un po' più vicina».
Ci ha provato, Vincenzo. Ci ha provato non una volta, non due ma tre. Ha preso il largo, li ha spremuti e seminati tutti, ma non quei due là: la maglia gialla Bradley Wiggins e Chris Froome. I due britannici del Team Sky subiscono l'attacco ma rispondono con forza e tenacia. È una lotta di forza, ma anche di nervi e di testa.
Testa dura Nibali, ma i due inglesi del Team Sky non sono da meno. Non molla il siciliano, non mollano i ragazzi della Regina. Il Tour è tutto qui, raccolto in questi tre nomi, in queste due bandiere: quella tricolore dell'Italia e la Union Jack della Gran Bretagna.
Nella tappa dei Giganti, del Col d'Aubisque, del Tourmalet, dell'Aspin e del Peyresourde, questi tre corridori sono enormi quanto queste montagne che hanno fatto la storia del ciclismo. Ieri questi tre scrivono a loro volta una bella storia.
Vincenzo ci prova tre volte e per tre volte viene ripreso. Marcatura serrata, a uomo. Marcatura stretta per questo corridore italiano che cerca di far saltare il banco sulle strade di Francia. Prova Vincenzo a ribaltare la classifica, ma riesce solo a far saltare in aria tutti gli altri come petardi, ad incominciare dall'ultimo signore in giallo, l'australiano Cadel Evans, che deve prendere atto della sconfitta: arriverà con un ritardo di quasi 5 minuti dal nostro siciliano e da quei due là.
Vincenzo non vince la tappa, quella finisce al corridore francese più amato, Thomas Woeckler, che tutto solo si porta a casa anche la prima tappa pirenaica, dopo aver fatto sua quella alpina (a Bellegarde-sur-Valserine) ma rafforza il terzo posto nelle generale, e quei due però restano la. Ma restano la anche i Pirenei. Anche oggi si pedala all'insù. Da Bagnères-de-Luchon a Peyragudes, con Col de Mentè, Porte de Balès, il Peyresourde e l'arrivo in salita a Peyragudes.
«C'è ancora strada per Parigi, anche se il podio è certamente più vicino - dice non appagato il siciliano della Liquigas -. Ma oggi (ieri per chi legge, ndr), oltre alla soddisfazione per aver disputato una buona tappa, c'è un pizzico di amarezza perché pensavo di fare qualcosa di meglio: mi manca una bella vittoria. Chissà che domani…». E ancora: «È stata una tappa molto dura, ma mi sono gestito molto bene e ho sfruttato un sincronismo perfetto con la squadra. Io non mi fermo certamente qui. Fino alla fine, fin che ce ne ho io ci provo. Wiggins e Froome sono davvero molto bravi, ma io non voglio avere rimpianti».
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