Wimbledon, Schiavone ok

La tennista milanese parte malissimo (2-6) con la britannica Laura Robson. Poi, ripresasi dal mal di schiena grazie all'intervento della fisioterapista, vince 6-4, 6-4

A un certo punto Francesca Schiavone si è fatta delle domande: “C’era qualcosa che mi mancava e non facevo più in allenamento. E allora mi sono rimessa ad attivare parti del mio corpo che erano un po’ ferme”. Lo ha fatto prima di Wimbledon e il risultato è che l’italiana regina di Parigi 2010 ha finalmente ritrovato la strada, anche se con fatica. Perché a Wimbledon, contro Laura Robson, l’ennesima sfida Italia-Inghilterra a un certo punto sembrava davvero fuori portata: 6-2, 3-2 per la giovane speranza britannica e 0-40 sul servizio della veterana italica.

“Momento tostissimo. A quel punto mi sono detta che il punto se lo doveva cercare lei, le ho messo pressione sul servizio, ho cominciato a colpire più basso e ha funzionato. Ha perso confidenza e io ci ho messo un po’ di esperienza”. Insomma è finita con un doppio 6-4 e con una minirimonta della Robson da 5-1 nel terzo (“Ma avete visto che ha tirato tre colpi della madonna sul mio matchpoint?!”) e con la solita Francesca che, finite le domande, ha snocciolato le risposte a occhi e voce bassa in conferenza stampa.

E allora, in pratica, la Schiavone dice di sentirsi bene, che l’allenamento ritrovato le ha fatto ritrovare anche più forza fisica, che il problema alla schiena avuto nel primo set, quando ha chiamato in campo la fisioterapista, è superato. E che soprattutto quest’anno Wimbledon resta un suo obbiettivo: “Dall’erba non si può scappare, ci sono le Olimpiadi…”. Prima però c’è da riconquistare almeno un po’ di entusiasmo e magari farsi altre domande: ad esempio il perché non si può sorridere di una vittoria.