Zanetti, una bandiera per tutti i presidenti

I quarant'anni di Javier Zanetti. Sempre di corsa. Nato il 10 agosto del 1973 a Buenos Aires il capitano nerazzurro festeggia oggi l'ingresso negli “anta”. Non un compleanno qualsiasi anche perché probabilmente sarà l'ultimo da giocatore in attività. Da capitano dell'Inter. Una storia iniziata nell'estate del 1995. Sono gli albori dell'era Moratti. A Milano sbarcano due argentini: Rambert e Zanetti. La leggenda narra che il vero obiettivo fosse il primo e che il secondo fosse solo il corollario dell'operazione. La storia ben presto raccontò un'altra verità, anche se un certo Maradona lo disse subito: «E' il miglior acquisto dell'anno». E Pelè qualche anno dopo inserì Javier in una classifica speciale della Fifa. Zanetti è tra i pochi che li ha messi d'accordo.
Grazie alla sua carriera costellata di record e vittorie. Un capitano gentiluomo, prendendo in prestito il titolo di un suo libro. Azzeccato per un giocatore capace di accettare la prima e unica espulsione in serie A stringendo la mano all'arbitro.
A conferma di una grande umiltà, la stessa che lo portò a presentarsi nel ritiro estivo dell'Inter con un sacchetto della spesa come bagaglio a mano. Inosservato si fece strada tra i tifosi. Viatico necessario per la gloria perché fu l'inizio di una cavalcata infinita tra esaltanti discese palle al piede. Frutto di una straordinaria dedizione al lavoro come dimostrano i poderosi quadricipiti delle gambe. Una storia fatta di lacrime e gioie. Dal rigore Iuliano-Ronaldo del '98 al 5 maggio, fino alle accuse di aver creato il clan argentino all'Inter, sono delusioni oscurate dalle tantissime istantanee di festa. Come il gol scudetto alla Roma nel 2008. E poi quello al Mondiale per club, e l'unico rigore, quello decisivo segnato nella Supercoppa italiana 2008.
L'emblema è lo scatto della Coppa Campioni alzata a Madrid nel 2010. L'apice di una storia che avrebbe potuto finire nel peggiore dei modi con la rottura del tendine d'achille. Invece El Tractor vuole mantenere una promessa, quella di giocare fino a quarant'anni. Poi dirà addio. E la Serie A si ritroverà a essere più povera. Servono campioni, ma anche esempi.
Come Zanetti che con la moglie Paula ha dato vita alla Fondazione Pupi per aiutare i bambini meno fortunati. Un signore con l'hobby della musica cresciuto alla scuola di Facchetti. Ha portato la sua fascia, ora potrebbe ereditare la sua scrivania. A prescindere che a guidare l'Inter ci sia Moratti o Thohir. Nessuno più degno di Zanetti, il capitano del triplete.