Zanetti sotto i ferri, staff sotto processo

Il capitano operato oggi: "Voglio giocare un'altra partita". Il medico della Nazionale: "Usura prevedibile"

Oggi l'Inter riprende gli allenamenti, Zanetti invece va sotto i ferri del dottor Orawa a Pavia: «Non mollo, tornerò a giocare. Tornerò più forte di prima». Tornerai più forte di prima gli hanno risposto tutti. E a chi dice che a quarant'anni è difficile riprendere, Javier ha ribattuto a modo suo: «Credo che ognuno si possa esprimere come vuole. La mia intenzione è quella di guarire bene e poi fare la riabilitazione con lo staff medico e atletico che abbiamo che è uno dei migliori. Dopo, quando mi sentirò bene, vedrò di tornare per giocare, vorrei fare almeno un'altra partita davanti ai miei tifosi, e mi auguro non sia una sola». Brutta storia il tendine, Javier era l'ultimo sopravvissuto. Non al Triplete, ma alla moria della rosa. Non ce n'è uno che non sia passato dall'infermeria. Handanovic? Fermo anche lui dal 17 agosto, infortunio al menisco subito dopo il ritorno con l'Hajduk Spalato, è rientrato a Torino il 16 settembre, al suo posto Castellazzi fermo dal 18 dicembre per un problema alla spalla, l'Inter è dovuta andare sul mercato per Carrizo. Problemi al polpaccio anche per Ranocchia, due settimane di stop a novembre. Il medico della Nazionale, professor Enrico Castellacci, è intervenuto a Radio Sportiva: «L'infortunio che ha subito Zanetti è frequente e grave. Il tendine si rompe per cause degenerative, c´era un processo in atto e come spesso succede in questi casi si spezza». Ha parlato di processo in atto, possibile che nessuno se ne sia accorto?

Non sono questi i giorni per tirare sciabolate, ma chi avrebbe avuto i mezzi per accorgersi di questo processo in atto? Sembra sia impossibile non accorgersene, non vederlo. Quando è al limite della rottura il tendine presenta delle aderenze così grosse che pare sia ricoperto di colla, ci dicono, come una gomma, e il muscolo è caldissimo, segno di una infiammazione in atto. Il primo ad accorgesene dovrebbe essere il fisioterapista, ma anche il preparatore può ricevere dei segnali perchè dopo pochi minuti di seduta atletica, la zona lancia segnali, il giocatore avverte un indolenzimento, si deve fermare. E si presume che all'età di quarant'anni, Javier fosse quotidianamente nelle loro mani. La filiera dice che il primo ad essere avvertito è lo staff medico. Oltretutto l'infortunio di Zanetti è identico a quello occorso a Gaby Mudingay il 28 gennaio, rottura del tendine del piede sinistro, quindi c'era un precedente a mettere in allarme e alzare la guardia. Ma è impensabile che lo staff medico fosse al corrente di tutto questo e abbia dato il giocatore a Stramaccioni. C'è una seconda versione ugualmente attendibile: Zanetti non ha detto nulla dei suoi sintomi. Ma stenta a reggere: alla palpazione l'infiammazione è palese e al primo dubbio una risonanza svela subito il quadro clinico. Il giocatore viene fermato, bendaggio funzionale, plantare, onde d'urto, la terapia è questa. Zanetti ha fiducia nei suoi dottori, ha detto che sono fra i migliori e vuole guarire con loro. Ma non ha trovato tutti d'accordo se Yuto Nagatomo ha voluto fare un salto dalle sue parti per un consulto e Antonio Cassano agli amici ha confidato che nella sua carriera gli è successo di tutto, ma mai un infortunio serio. Problemi di cuore a parte. É fuori dall'8 aprile per uno stiramento preceduto da un risentimento muscolare guarito in cinque giorni.

Javier ha detto che l'Inter adesso avrà un tifoso in più. La società ha fatto sapere che sta monitorando con estrema attenzione e a fine stagione prenderà alcune decisioni.