Maradona da Papa Francesco per la pace e la guerra a Blatter

Il Pibe de oro oggi dal Pontefice per parlare di beneficenza. Ma arriva con Alì principe giordano e rivale del n°1 Fifa

«Non mi sento più utile in questo momento, quindi rassegno le dimissioni». Le decime della sua carriera oltre agli otto esoneri. La storia calcistica di Zdenek Zeman, da ieri ex allenatore del Cagliari per la seconda volta, ricalca quella del personaggio: mai scontata e sempre ricca di colpi di scena. Ieri davanti a microfoni e telecamere è arrivato uno Zeman trasfigurato, depresso come non si era mai visto. Ingaggiato, esonerato, poi richiamato e infine dimissionario: la parabola zemaniana nell'isola è il simbolo del fallimento, suo e del club che lo ha scelto. Amato o odiato, spettacolare ma mai vincente, questo è sempre stato il suo mondo, basato su un calcio che ha divertito per anni ma che sembra ormai passato di moda.

Rieccolo Diego Armando Maradona, l'ex mitico Pibe de Oro, tornare ancora una volta nella sua seconda patria per rinsaldare il tandem più scoppiettante della sua incredibile e variegata storia: quella con Papa Francesco Bergoglio. Altro che Bilardo, altro che Careca. Il più grande calciatore di tutti i tempi, dimentico di quando invocò la «mano di Dio» ai Quarti di finale del Mondiale dell'86, è ormai di casa al Vaticano e proprio oggi sarà nuovamente ricevuto dal Santo Padre in visita riservata.

Un incontro segretamente promesso, all'indomani del caloroso abbraccio dello scorso settembre allorché, in occasione della Partita Interreligiosa per la Pace fortemente voluta da Papa Francesco e andata in scena all'Olimpico, Dieguito regalò a Bergoglio una maglia dell'Argentina con il fatidico numero 10 e una dedica: «A Papa Francesco con tutto il mio affetto e molta pace per tutto il mondo». Allora il Pibe si lasciò andare all'esultanza degna di una finalissima: «Sono molto commosso di averlo abbracciato, di sentirmi argentino e di essere ritornato ad avvicinarmi alla Chiesa dopo essermene allontanato per tanto tempo». In quell'occasione Papa Bergoglio ricambiò sincere felicitazioni al famoso connazionale: «Ti aspettavo».

La nuova visita di oggi in Vaticano vedrà Maradona incontrare il Pontefice in compagnia del principe Alì bin Al Hussein di Giordania, 39 anni, che il Pibe sponsorizzerà ufficialmente alla presidenza della FIFA nelle elezioni che si terranno a maggio dopo le dimissioni del leader dell'associazione Sepp Blatter. Il principe giordano, già vice Presidente della Fifa per l'Asia e anche a capo delle Federazioni calcio di Giordania ed Asia Occidentale, ha già affermato di essere pronto: «Il messaggio che sento spesso dai colleghi è che è giunta l'ora di cambiare».

Diego Armando, che da tre anni vive a Dubai come ambasciatore onorario del calcio nell'emirato del Golfo, è legato da amicizia con il principe Alì che vede il candidato ideale per spodestare Blatter. Nella sua nuova carriera di ambasciatore onorario, cominciata nel 2012 dopo l'esperienza di allenatore dell'Al Wasl di Dubai, la leggenda argentina del calcio ha l'incarico di sviluppare su un piano internazionale il livello calcistico dell'Emirato.

Ma non saranno ovviamente questi gli argomenti del nuovo incontro con Papa «Francisquito» a cui un emozionato ex capitano del Napoli e dell'Argentina dichiarò: «Sei tu il vero fuoriclasse». Maradona parlerà al Pontefice di un suo progetto di aiuti e sostegno alle popolazioni del Terzo Mondo: dalle favelas del suo Sudamerica ai profughi che dal Medioriente rischiano ogni giorno la vita.

Tra questi progetti, figura anche una nuova grande partita interreligiosa per la pace da organizzare ancora allo stadio Olimpico il prossimo mese di settembre. Maradona è già all'opera nell'organizzazione del match che lo scorso autunno radunò sugli spalti l'entusiasmo di ventimila persone. Diego lascia già trapelare i nomi che potrebbero scendere in campo per quell'occasione, grandi star del calcio mondiale molti dei quali suoi amici da anni e volti noti ai suoi fan: dal connazionale Ezequiel Lavezzi, all'uruguayano Edinson Cavani, il camerunense Samuel Eto'o, l'attaccante del Manchester Wayne Rooney. Una degna riedizione, insomma, della partita che lo scorso settembre vide la vittoria per 6-3 di «Pupi onlus» fondata dall'ex calciatore argentino Javier Zanetti, in un match a cui parteciparono Del Piero, Baggio, Trezeguet, Shevchenko, Maldini e altre glorie di ieri e di oggi.

Commenti

alfa553

Mer, 22/04/2015 - 10:53

Gli argentini hanno sempre preso per i fondelli gli italiani, a cominciare dai soldi che devono per il loro default.Delinquenti.

Ritratto di aresfin

aresfin

Mer, 22/04/2015 - 13:48

Due strani personaggi. Maradona non si discute come calciatore, ma come uomo ..... lasciamo perdere, Begoglio ottimo parroco di campagna, ma come Pontefice .... lasciamo perdere .... buon appetito .....

Dadina

Mer, 22/04/2015 - 13:54

Io al mondo non conto niente, però ho ancora un minimo di dignità, e Maradona, a casa mia , non lo riceverei mai.