Zero debiti e la scommessa Champions Ecco perché ha speso 150 milioni

Conti ok, mercato finanziato con un bond da 50 mln, plusvalenze, pagamenti dilazionati. In attesa delle entrate di coppa e dalla Cina

Ma Yonghong Li non era il parente povero di Suning? Per molte settimane i tifosi milanisti e non solo, si sono sentiti ripetere questo ritornello che ha scandito tutti i ritardi e i due rinvii del famoso closing. E invece, calciomercato alla mano, il Milan è scattato dai blocchi di partenza come Mennea e nel giro di tre mesi ha già completato la rivoluzione tecnica della squadra allestendo un gruppo di prima qualità. Con quali soldi? È la domanda girata anche nei corridoi Fininvest di via Paleocapa oltre che sul web dopo l'affare da 40 milioni di Bonucci e i quasi 20 promessi a Lotito per Biglia. La risposta è piuttosto articolata ed è da analisi finanziaria.

Prima considerazione fondamentale: il Milan, come società, avendo azzerato i precedenti debiti con le banche, è tra i club meno indebitati della serie A. Ammonta a circa 120 milioni la porzione del mega-prestito (303 milioni di euro complessivi, gli altri 180 sono sulle spalle dell'azionista cinese) ricevuto dal fondo americano Elliot. Secondo punto: gli aumenti di capitali sono puntualmente onorati ed è di qualche giorno fa l'arrivo di una rata da 22 milioni che servirà per l'ordinaria amministrazione (pagamento di stipendi etc.). Terzo dettaglio, questo sì decisivo: il fondo Elliott alla borsa di Vienna ha staccato un bond da 50 milioni, destinato a finanziare la prima parte del mercato. Non solo. Ma a fine mercato ci sarà da valutare, ai fini dell'assestamento di bilancio, anche la voce plusvalenza. Le cessioni di Kucka e Lapadula e quella prossima di De Sciglio sono in grado di produrre una posta attiva di circa 25-30 milioni. Da ricordare inoltre che alcune operazioni sono state ultimate con la tecnica del prestito oneroso e l'obbligo di riscatto posticipato di due anni. Didascalico in questo senso l'acquisto di Kessiè dell'Atalanta che sarà pagato nel 2019 replicando la formula Gagliardini utilizzata dall'Inter nel gennaio scorso.

Ecco allora la spiegazione più complessiva. È vero: il Milan ha fin qui investito una cifra monstre, quasi 150 milioni ma il pagamento non deve avvenire in unica soluzione ma in tre anni, quindi avrà pendenze per 50 milioni a stagione. Quest'anno il versamento è garantito dal bond, nei prossimi due il piano prevede di guadagnare la cifra attraverso la qualificazione in Champions league oltre che dall'aumento di introiti. Al netto quindi delle altre due mosse preparate da Yonghong Li e che prevedono due linee di sviluppo economico: da una parte l'attività della società Milan China appena costituita, dall'altra il lancio del brand (che può avvenire non prima del 2019) in una delle borse asiatiche quale alternativa alla possibile riapertura delle frontiere per l'esportazione di valuta che sarà decisa in ottobre quando ci sarà il congresso del partito comunista. L'altro appuntamento di metà ottobre atteso da Fassone è quello fissato con l'Uefa per ridefinire il piano del Financial Fair Play. Il rinvio, come noto, fu ottenuto grazie al cambio di proprietà avvenuto in aprile.