Zero gol presi per ben sperare

ero gol subiti in 180 minuti è il fatturato più attraente di questa prima parte dell'europeo, esaltante nel risultato, molto meno nel calcio esibito

Mettiamoci subito d'accordo: è inutile attendersi un calcio elegante e spettacolare da questa Nazionale fondata sulla pietra lavica della super difesa juventina ed esaltata dalla corsa dei più, Eder il primo della lista da segnalare. Con un registro tecnico essenziale e quasi primitivo, Antonio Conte ha incassato in largo anticipo sul terzo turno la qualificazione agli ottavi: è una sorta di liberazione dopo il trauma subito nel mondiale brasiliano, la conferma pubblica che è possibile, in assenza di una grande cifra tecnica e di esponenti di indiscusso talento, battere altre strade per raggiungere il successo. Non è certo sufficiente per puntare a semifinale e finale: ci sarà bisogno di un colpo d'ala per stupire l'Europa. La strada battuta ieri a Tolosa è quella suggerita dall'antica scuola italiana, rivista e corretta dalla modernità del ct, capace di apparecchiare una strepitosa organizzazione difensiva che ha finito col ridurre a zero i rischi rappresentati dalla sagoma grifagna di Zlatan Ibrahimovic. Il trio di centurioni azzurri (Bonucci-Barzagli-Chiellini) non gli ha concesso una sola palletta, una giocata che una, un duello in quota vinto e così la Svezia dei giganti è rimasta a secco senza realizzare un solo tiro in porta che potesse provocare in Buffon un qualche affanno.

Zero gol subiti in 180 minuti è il fatturato più attraente di questa prima parte dell'europeo, esaltante nel risultato, molto meno nel calcio esibito, mai l'Italia ha rubato l'occhio, nel primo tempo una noia mortale, tre tiri in porta nella ripresa (Parolo-traversa, Candreva parato, gol a parte) per raggiungere lo scopo. Unica censura meritata a causa di quel siparietto finale: Chiellini e Bonucci hanno provato a guadagnarsi la squalifica da scontare contro l'Irlanda, è finito invece Buffon tra gli ammoniti.

Per la serie gli schemi sono un'altra cosa, alla fine è bastato un fallo laterale addirittura (Chiellini con la rimessa lunga, Zaza con la sponda di testa, Eder con quattro tocchi l'autore del sigillo decisivo) per cogliere il secondo successo consecutivo e spazzare via quel beffardo ricordo datato 2004. Un paio di osservazioni finali sulle scelte di Conte: Zaza è meglio di Pellè, e non solo per quel tocco sul gol di Eder, Florenzi a sinistra è apparso un pesce fuor d'acqua, qui servirebbe uno specialista.