Zero illusioni duro il futuro dell'Italcalcio

di Franco Ordine

H a lasciato il segno il pianto a dirotto di Barzaglione, hanno commosso le lacrime di Gigi Buffon e del suo Ct scioltosi finalmente dinanzi all'applauso dei cronisti. La fine della favola azzurra cominciata con quella magica serata al cospetto del Belgio può legittimare le lacrime ma non le illusioni per il futuro del calcio italiano. Forse non è un caso che certe reazioni emotive siano arrivate da chi è sul crinale della carriera che porta al commiato: poteva essere la loro ultima occasione per vestire i panni della gloria. Ha torto Barzaglione quando sospetta che di questa impresa, chè di impresa si tratta, nessuno avrà memoria. È successo tante volte: siamo un paese senza memoria, è vero. Molti di noi dovranno diventare i custodi di questo reperto calcistico e conservarlo in un cassetto speciale da aprire ogni qual volta ci sarà bisogno di spiegare al colto e al superficiale che è esistita una Nazionale non molto dotata capace di riscaldare i cuori del Belpaese grazie ad alcune qualità che non si possono acquistare in nessun mercato. Si tratta di fede nei propri mezzi, di splendida organizzazione tattica, di corsa e determinazione così da far dimenticare le assenze di un vero grande attaccante o di Pirlo e Verratti, di Marchisio e Montolivo, poi di De Rossi e di Thiago Motta. A questo punto possiamo essere anche brutali: la cifra tecnica del gruppo è stata molto modesta. In un campionato come il nostro quello schieramento, con Eder e Pellè mai titolari nei club, non sarebbe arrivato in Champions e invece ha sfiorato la semifinale dell'europeo. Conte è già a Londra, al suo posto Giampiero Ventura, un maestro ma non un capo-branco come Antonio, e non possiamo illuderci che il solco tracciato in Francia possa essere riempito dalla nuova generazione. Bernardeschi e Insigne, Zaza e Romagnoli, il rinato De Sciglio e Parolo non possono portarci lontano se non ricorderanno i giorni di Montpellier. Ha lasciato il segno infine anche la sciagurata preparazione del rigore di Pellè, conferma che per meritare l'azzurro c'è bisogno anche di molto altro oltre a un fisico gagliardo e la vocazione al sacrificio.