Sportelli chiusi e niente casse: la visita si deve pagare alle Poste

da Roma

Non è ancora chiaro se allenterà davvero la tensione sui reparti d’emergenza, ma ancora meno chiare sono le modalità di riscossione. A poche ore dalla nascita, il ticket di 25 euro imposto dal governo per le visite non urgenti al pronto soccorso annaspa nella confusione più assoluta. Negli ospedali del Lazio, dopo due giorni di «pronto soccorso a pedaggio», l’incertezza su come applicare la gabella regna sovrana. Gli ospedali dovranno dotarsi infatti di una «cassa» ad hoc per i pagamenti, non solo fisicamente vicina ai reparti di emergenza, ma anche aperta 24 ore su 24. Per ora, in mancanza di un metodo standard, ci si arrangia come si può. I pochi nosocomi che possono contare su uno sportello bancario interno lo hanno utilizzato per far eseguire i pagamenti subito ai primi «codici bianchi» sotto ticket, orario di accettazione permettendo: al «San Giovanni» o al Cto la cassa chiude alle 19.30, al San Giacomo, al nuovo Regina Margherita e all’Eastman alle 17.30, al Santo Spirito addirittura alle 17. Così molti ospedali, come quelli in provincia di Latina, tra questi il «Goretti», hanno preferito riservarsi di mandare il «conto» a casa dei pazienti, che per ora non hanno pagato nulla. Una via di mezzo l’ha imboccata il reparto d’emergenza del «San Camillo De Lellis» di Rieti, dove ieri i «codici bianchi» sono usciti sventolando un bollettino precompilato, da pagare alle Poste o al centro unico di prenotazione regionale. Ma nei primi due giorni dell’anno nessuno è tornato a restituirne la ricevuta di pagamento. Troppa confusione, troppa incertezza. Così nei pronto soccorso degli ospedali della Tuscia, a Viterbo, Tarquinia, Montefiascone e Civita Castellana, la Asl locale ha deciso di non far pagare nulla ai codici bianchi in attesa di istruzioni più precise e della stampa dei bollettini.
Anche nel merito, il provvedimento fa discutere. Il «codice» che stabilisce l’urgenza del caso viene infatti assegnato dopo il passaggio dal «triage»: ma quelli che all’accettazione sono considerati «codici bianchi» potrebbero non essere confermati dopo la visita, e dunque cambiare colore ed essere esentati dal ticket. D’altronde dopo appena due giorni di test, e con il caos logistico di cui si è detto, nessuno, a Roma e nelle altre province, si sbilancia sull’efficacia deterrente del provvedimento. Anzi, qualcuno sussurra che il ticket potrebbe spingere molti a rivolgersi ai pronto soccorso per le visite diagnostiche che se prenotate prevedono lunghe liste d’attesa: col codice bianco si paga meno e si fa prima.