Sportelli Intesa, ci sono le offerte

da Milano

Ieri è scaduto il termine per la presentazione delle proposte di acquisto per 198 filiali di Intesa-San Paolo. Filiali che Ca’ de Sass, nel ricevere il placet dell’autorità di regolazione del mercato a una aggregazione fra le due banche che avrebbe creato un big player con molte sovrapposizioni delle rispettive reti di origine, è stata obbligata a mettere in vendita. Una operazione da effettuare entro la fine dell’anno.
In particolare, sono formalmente venuti allo scoperto il Credito Emiliano e la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, che hanno presentato un’offerta vincolante congiunta per l’acquisto di tutti quanti gli sportelli messi in vendita diretta, che è stata appunto imposta dall’Antitrust per evitare eccessive concentrazioni territoriali post-fusione. L’offerta, che rimarrà valida per 60 giorni, prevede una precisa spartizione: in caso di successo, Credem acquisterà 116 sportelli, mentre al gruppo Cariparma Friuladria, controllato dal Crédit Agricole, andranno 82 sportelli.
Anche la Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha formulato un’offerta vincolante, ma soltanto per un lotto di sportelli. Lo ha detto una fonte vicina alla banca modenese specificando che l’interesse riguarda il lotto relativo agli sportelli dell’area del sud Italia.
Di certo, però, il novero dei pretendenti non si limita a Credem, Crédit Agricole e Bper. Nelle scorse settimane, tutti gli istituti interessati agli sportelli in blocco o a uno specifico «lotto» di filiali hanno dichiarato pubblicamente o, almeno, hanno fatto intendere le loro mire. Ci sono per esempio la Banca Popolare di Milano, il Monte dei Paschi di Siena, la Popolare di Vicenza, Banca Antonveneta, Barclays e una cordata composta da Veneto Banca, Popolare di Bari, Carige e Creval.
L’effervescenza intorno a queste filiali dimostra come il processo di aggregazione favorito dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, abbia più di un effetto: non consente soltanto l’autonoma creazione di banche più solide e grandi, in grado di competere su scala europea, ma permette anche, agli altri istituti, di aumentare la capillarità e l’estensione della propria rete acquisendo quelle che l’Autorità per la concorrenza impone di dismettere. Nessuna stima ufficiale è stata diffusa su quanto l’istituto guidato da Corrado Passera potrà ricavare dall’operazione, ma indiscrezioni di mercato hanno riferito che i vertici di Intesa-Sanpaolo pensano di incassare una cifra compresa fra 1,2 miliardi e 1,5 miliardi di euro.