«Sportello lavoro per dare una mano ai disoccupati»

Finisce l’anno ed è tempo di bilanci. Particolarmente delicati se si tratta di affrontare problematiche come quelle dell’occupazione in tempi di crisi. All’indomani dell’appello del Papa che invoca un lavoro dignitoso per tutti, e dell’istituzione, da parte del cardinale Tettamanzi, di un fondo-tampone per la disoccupazione, Andrea Mascaretti, assessore a Formazione e Lavoro del Comune di Milano, affila le armi per affrontare la crisi e l’anno nuovo.
Com’è la situazione del lavoro a Milano?
«A Milano e la Lombardia il mercato del lavoro è più dinamico rispetto al resto d’Italia: su 1 milione 173mila posti di lavoro il 40% è occupato da residenti, il 60% da lavoratori che provengono da fuori Milano. La situazione è abbastanza buona anche per le donne: il 64% della popolazione femminile ha un lavoro, oltre quindi quel 60% stabilito dagli obiettivi di Lisbona».
I lavoratori over 55 rappresentano solo il 42,4% della popolazione, contro lo standard del 50% fissato da Lisbona.
«Questa è proprio la categoria su cui ci concentreremo nel 2009. La nostra azione andrà in due direzioni: per i manager over 45 disoccupati, per esempio, per i quali un periodo di disoccupazione superiore ai 6 mesi significa rimanere per sempre fuori dal mercato, stiamo collaborando con l’Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali per mettere a sistema domande e offerta, anche in vista di nuove figure richieste dall’Expo. Inoltre partirà a febbraio l’Agenzia sociale per il lavoro: uno sportello che si occuperà di accompagnare i lavoratori alla ricerca di una nuova occupazione, fornendo loro le competenze. Lo sportello fornirà anche consulenza finanziaria: chi fosse in difficoltà con mutui impossibili da sostenere e acquisti fatti a rate potrà ricevere utili consigli su come studiare un piano di rientro del credito».
Chi sono i precari oggi?
«È precario chi non possiede le competenze richieste dal mercato, anche se ha un lavoro. Ci sono laureati che hanno scelto un percorso sbagliato o che hanno finito tardi e che si trovano senza le competenze che il mercato richiede. Così come, al contrario, ci sono figure professionali - penso agli artigiani - che, pur avendo contratti di lavoro brevissimi, di qualche ora o di qualche giornata, non può dirsi precario perché è richiestissimo. Insomma la precarietà è legata alle competenze professionali e non al tipo di contratto. Ecco quindi che il vero intervento è la formazione. Per questo abbiamo stanziato 29 milioni in borse di studio e abbiamo avviato dei tavoli di lavoro con il compito di studiare le competenze richieste dal mercato perché gli enti di formazione possano offrire corsi di formazione ad hoc, senza sprecare energie e soldi. Questo è il senso del “Food Lab”, per esempio, che pensando all’Expo formerà gli operatori della sicurezza alimentare».
Gli artigiani lamentano la mancanza di ricambio generazionale...
«Abbiamo pensato anche a loro, gli artigiani andranno nelle scuole a spiegare il loro mestiere. Così come abbiamo attivato l’enciclopedia delle professioni virtuale, www.profpedia.it, per dare alle famiglie tutte le informazioni necessarie sui vari mestieri. Oltre alla formazione, fondamentale è l’orientamento dei ragazzi verso una professione più adatta a loro».