«Alla sportività leghiamo efficienza e stile»

BarcellonaDall’agosto scorso il manager francese Louis-Carl Vignon, ex Ford e Gm, è il direttore della marca Seat in Italia. Tocca a lui rilanciare le vendite di una Casa che, pur essendo ormai da diversi anni nell’orbita di Volkswagen, ai vertici del gruppo ha dato sinora poche soddisfazioni e tanti grattacapi. Lo scorso anno, per esempio, ha patito la crisi più di molte altre.
Come va adesso, in un mercato che non dà segni di ripresa?
«L’inizio d’anno è stato difficile, perché la marca è uscita dal 2009 con un basso livello di ordini. Poi le azioni promozionali che abbiamo legato al 60° anniversario del marchio ci hanno permesso di recuperare terreno».
L'obiettivo per fine anno?
«Non lo dichiariamo, ma ci piacerebbe passare da una quota dello 0,7 all’1%, in un mercato che comunque non vedrà aumentare i volumi».
Negli ultimi anni, Seat ha cercato di qualificare la propria immagine puntando sulla sportività. Ma la scelta di proporsi come un’«anti-Alfa Romeo», a quanto pare, non ha pagato. Come mai?
«Perché, nel frattempo, è cambiata la clientela. Gli sportivi puri e duri, quelli che si inebriano del rumore degli scarichi e misurano tutto con i tempi sul giro sono sempre meno».
Dunque, addio sportività?
«Per niente. Noi vogliamo mantenerla, ma legandola allo stile e all’efficienza. Parliamo di un dinamismo piacevole e soprattutto utile. Di vetture riconoscibili per il loro design e capaci di farsi valere per le loro qualità intrinseche».
Il prodotto Seat negli ultimi anni è certamente migliorato, ma l’immagine di marca?
«La marca non è più il parente povero di Volkswagen. Oggi i passi avanti in termini di tecnologia e qualità costruttiva arrivano sulle Seat in contemporanea con le altre marche del gruppo. Il compito che ci aspetta, dunque, è comunicare di più i contenuti che stanno dentro le nostre macchine».
Quale ruolo per le concessionarie?
«Innanzitutto, far provare le macchine. Oggi, con tutti i mezzi che ci sono, i potenziali clienti si informano già prima di arrivare in un autosalone. Dunque, bisogna dare loro qualcosa in più. Sorprenderli mettendo gli oggetti del desiderio a loro disposizione».
Ma la rete vi segue?
«Abbiamo 88 concessionari. Una buona metà sì. Gli altri, per sopravvivere, dovranno imparare a sviluppare le loro capacità imprenditoriali».
La marca come li supporterà?
«Con importanti novità di prodotto, in particolare la nuova Leon nel 2012. Ma non solo. Una piacevole sorpresa la offrirà anche la nuova city-car derivata dalla famiglia up! di Volkswagen».
Intanto offrite la nuova Alhambra, che è un prodotto di nicchia e ha un temibile concorrente in casa. Perché comprare la vostra monovolume, anziché la Sharan?
«Le doti che qualificano il modello sono la qualità e le prestazioni. La flessibilità di utilizzo, con la terza fila di sedili ripiegabili con un semplice tocco, e il cambio automatico a doppia frizione Dsg sono due esempi di ciò che si trova in più sulla Alhambra rispetto alle altre concorrenti. Quanto alla Volkswagen Sharan, la nostra vettura si differenzia nell’estetica e, a parità di equipaggiamento, nel prezzo. Costa meno, insomma. E di questi tempi...».