Sposa un musulmano ma rifiuta il velo. Lui tenta di ucciderla

L’incubo di Antonella, torinese moglie di un marocchino Il marito l’ha scaraventata dalla finestra perché voleva vestire da italiana. L’uomo ora finisce sotto processo

Torino - La giovane e bella moglie italiana non poteva vestire all’occidentale. Nessun abito alla moda per lei, niente trucco o rossetto. Attorno al corpo solo una lunga tunica nera, sul capo il tradizionale velo islamico. Parrucchiere ed estetista vietati, il lavoro in ufficio bandito. Quando poi lei si stufa e minaccia di cambiare aria, il marito musulmano la accoltella e la scaraventa giù dal balcone di casa. «Perché – spiega – quella donna voleva rinnegare l’Islam». Lei si salva per miracolo, lui verrà processato per tentato omicidio.
Accade un anno e mezzo fa a Torino, in un modesto caseggiato di ringhiera in via Biella, al confine tra i quartieri popolari di Porta Palazzo e San Donato. La stessa Torino che s’è vista in televisione giovedì sera durante la trasmissione di Michele Santoro, Annozero. La Torino dove predicatori islamici giustificano la violenza sulle donne, perché sono «esseri senza anima». Antonella anche, secondo il suo uomo. Lei è una ventiduenne torinese originaria di Catania, è sposata con il marocchino ventiseienne Mohammed Idaaf. I due vivono insieme da quasi due anni. Inizialmente lei mostra interesse e curiosità nei confronti delle nuove abitudini di vita garantite dal matrimonio con un uomo di fede musulmana, accettando di buon grado i precetti dell’Islam e i consigli del marito osservante. Niente lavoro, nessuna amicizia, tutto il giorno in casa a svolgere i lavori domestici. Uscite ridotte al minimo e sempre indossando velo e tunica. E poi la preghiera, tanta preghiera. Avanti così, per mesi.
Poi qualcosa cambia. Ad Antonella quella vita comincia ad andare un po’ stretta, l’entusiasmo per i nuovi costumi va via via svanendo. Decide di parlarne con Mohammed, sceglie di raccontare al marito cosa le sta succedendo. Gli spiega che è stufa di quella vita, stanca di indossare velo e jilbab. Gli rivela che ha intenzione di tornare a vestire all’occidentale, che ha voglia di riallacciare le vecchie amicizie e di riprendere le vecchie abitudini. Il marito non la prende bene e comincia a picchiarla.
Per Antonella è l’inizio di un incubo. Mohammed la insulta in continuazione, la punisce con calci e pugni. La situazione peggiora quando lei decide effettivamente di rinunciare per sempre al velo. All’ennesimo litigio lui afferra un coltello lasciato sul tavolo della cucina e la pugnala, poi la scaraventa giù dal balcone di casa e la fa precipitare dal primo piano del palazzo in cui abitano. Lei si salva per miracolo, lui viene arrestato e accusato di tentato omicidio.
Una prima perizia psichiatrica giudica Mohammed Idaaf incapace di intendere e di volere, socialmente pericoloso e incapace di stare in giudizio. L’inchiesta giudiziaria si ferma, l’uomo viene ricoverato in clinica. Non potrà essere processato. Ieri mattina, tuttavia, qualcosa è successo. Gli esiti di una nuova perizia psichiatrica hanno infatti cambiato le carte in tavola. Il professor Elvezio Pirfo, psichiatra del carcere torinese delle Vallette, ha spiegato che il marocchino integralista è in grado di sedersi in un’aula di tribunale e affrontare un processo. Il giudice Silvia Salvadori ha trasmesso gli atti in Procura. Adesso spetterà al pubblico ministero Antonio Malagnino chiedere il rinvio a giudizio del marocchino. Nel frattempo Antonella ha richiesto l’annullamento del matrimonio con Mohammed, spiegando di essersi sbagliata sulle qualità personali dell’uomo che aveva sposato.