"Sposerò Scamarcio insiste ma solo perché insiste"

Valeria Golino: "Riccardo è uomo del Sud, tiene alle cose fatte bene.
Prima di farsi avanti aspettò che io lasciassi il mio fidanzato"

Roma - «Lui insiste. è un uomo “classico” del Sud e ci tiene a fare le cose bene. Io nicchio: sono un tipo indipendente. Ma sento che è venuto il momento di dire sì. Poi, lui sostiene che finalmente è arrivato l’uomo in grado di domarmi», dice Valeria Golino sorseggiando una tazza di bollente tè Lapsang Souchong, «affumicato come piace a me, greca d’origine e di gusti». Quei temerari delle macchine fotografiche due giorni fa l’hanno messa in terrazza, per un servizio, proprio nei giorni della merla. Al baretto sotto casa sua, di fronte al Colosseo («cambia colore a seconda della luce: al mattino è rosa, di pomeriggio è nero e spero di non abituarmi mai a lui»), l’attrice appare bella e basta, mentre il twin-set grigio antracite, indossato su pantaloni appena più chiari, non ce la fa a spegnerle i lampi negli occhi, svarianti come l’amato Colosseo, del quale sa tutto, «perché a Belgrado un giorno ho perso l’aereo, così mi sono vista un documentario su questa meraviglia». Intensamente verdi e dolci, se è del futuro marito e collega Riccardo Scamarcio che si parla; viola e duri come l’ametista, se un pensiero molesto la sfiora, sono specchio dell’anima gli occhi di zia Valeria. Nella sua famiglia, infatti, è arrivato Adriano, il neonato figlio di suo fratello. All’inizio dell’anno, con due film d’autore in uscita (Giulia non esce la sera, di Giuseppe Piccioni, nelle sale dal 27 febbraio e Cash, divertente commedia di Eric Besnard, con Jean Reno, dal 24 aprile), un bambino nella cerchia domestica e un matrimonio da farsi, c’è di che ringraziare il Cielo. E lei, un po’ di Napoli (per parte di padre) e un po’ di Atene (per parte di madre, la pittrice Leylah), quindi profondamente religiosa come i fatalisti d’Oriente, lo fa. «Temo la ybris degli déi e nei momenti di felicità, sono grata alla vita», sorride scuotendo i ricci come la ragazza del coro euripideo.

Cara Valeria Golino, certe attrici italiane, non avendo talento, se la tirano: lei sembra bella e possibile. Ha un segreto?
«Mai dovuto fare la parte dell’oggetto del desiderio: beata chi ci riesce, a farlo! È che devi avere inconsapevolezza e verità».

Vale a dire?
«Sono vanitosa, come tutte. Ma lascio la mia vanità sulla porta del set. La consapevolezza d’essere belli mi mette a disagio e la credibilità del personaggio se ne va. Il mio mestiere si fa per vanità. E per la voglia d’essere amati».

Com’è andata la lotta col costume da bagno, girando “Giulia non esce stasera”, dov’è istruttrice di nuoto?
«Non sono disciplinata e fare palestra non mi piace: preferisco i massaggi. E siccome non sono una velina, ho cercato di non far sentire la paura, che mi deriva da un forte senso del pudore. Non puoi esporre la pelle e trasmettere il tuo timore di farlo: è distraente. Sono più fotogenica dal mio lato destro, ma preferisco non dirlo ai registi».

Per la prima volta in coppia con Valerio Mastandrea, qui tormentato scrittore, che prende lezioni di nuoto da lei, criminale in libertà vigilata. Valeria&Valerio funziona?
«Lui è più polemico di me e sul set ci siamo scontrati. Io mi affido al regista (a meno che non mi accorga della sua incompetenza!), mentre lui ama discutere. Ma ne è venuto fuori il racconto equilibrato di un amore difficile. Perché lui è sposato (nel film, con Sonia Bergamasco) e ha una figlia. E la mia Giulia, che non esce di sera, dovendo rientrare in prigione, è una donna molto misteriosa. Con un passato che non passa».

Diceva di trovarsi in un momento di equilibrio e di serenità. Contribuisce una certa felicità domestica con Riccardo Scamarcio?
«Da tanti anni sono al trotto e al galoppo e, certo, ora ho voglia di stare in coppia, di rasserenarmi. Dopo Caos calmo mi sono presa un anno sabbatico: ho pure detto di no ad Anghelopoulos, per The Dust of Time (fuori concorso a Berlino, ndr). Non so se me lo posso permettere, questo privilegio. Il cinema italiano fa fatica e siamo un pacco di attori a cercare lavoro».

Con Riccardo vi scambiate consigli, magari sui copioni?
«Capita che alle tre di notte ci mettiamo a discutere. Abbiamo delle intuizioni su come affrontare i personaggi e comunichiamo molto su questo».

Chi dei due è più prodigo di consigli?
«Io sono più grande, ma più scapestratella di Riccardo. Lui è più paterno, mi fa da genitore. Comunque, le mie opinioni lo interessano!».

Quanto ha contato, nella sua vita, suo padre Luigi?
«I padri sono importanti. Anche quando non ci sono. Purtroppo l’ho perso due anni fa, aveva un cancro. Così, quando m’ha chiamato Ferzan Ozpetek, coinvolgendomi in un progetto per l’Airc, l'Istituto Italiano di Ricerca sul cancro, non ho avuto dubbi. Quando papà era malato, andai anche da Veronesi, ma non c’era nulla da fare... È stato mio padre, da germanista appassionato, a farmi conoscere Gottfried Benn, Musil, Nietzsche. “Leggili ora, poi li capirai”, mi diceva. Averli letti mi aiuta nel lavoro. A volte, davanti a una persona volgare, mi viene in mente Lo smalto sul nulla di Benn. Con certi, ce ne vorrebbe un bidone, di smalto! Mio padre, invece, era una persona profonda e delicata. E la passione per i libri, poi, l’ho trasmessa anche a Riccardo».

Prima d’incontrarla non gli piaceva leggere?
«Lungo il suo percorso, s’è ritrovato una casa piena di libri, come la mia! Era un po’ diffidente, nei confronti della lettura. Come se la letteratura e la vita fossero su sponde opposte. A Riccardo pareva che la lettura lo distogliesse dalla vita».

Avete una canzone tutta vostra?
«La lontananza, di Modugno. È la nostra canzone: la adoriamo».

Perché proprio quella?
«Perché siamo stati un anno lontani, amandoci in silenzio. Ci siamo conosciuti nel 2005, sul set di Texas. Eravamo entrambi impegnati, perciò non ci siamo dichiarati subito: è stato doloroso e romantico. Ma quando mi sono “sfidanzata” io, è arrivato lui».