Sposetti democratico, ma solo a casa d’altri

Come si può anche solo vagamente pensare che al Partito Democratico non stiano a cuore i problemi dei nomadi? Con tutte le volte che gli omonimi cantanti si sono esibiti alle Feste dell’Unità! Perché ormai gli unici Nomadi sopportati, a sinistra, sono quelli che cantano «Noi non ci saremo». Oppure i nomadi che se ne stanno lontani. Che va bene la vicinanza ideale, ma poi questi rubano le auto. E mica chiedono ai proprietari delle Mercedes se votano Pdl o Pd: quelli rubano a destra e a manca. Però dirlo fa tanto razzista, meglio abbozzare. E sperare che la Mercedes sia dell’inquilino della casa di fronte.
Ultimo in ordine di tempo a soffrire di sdoppiamento di solidarietà è l’ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, che ha reagito con grande ecumenismo all’ipotesi di trasferire i nomadi nel comune di Tarquinia. L’idea di avere gli zingari nel viterbese, dove Sposetti è capogruppo in consiglio comunale, lo ha talmente soddisfatto da fargli rivolgere un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Maroni, sottolineando i motivi per cui Tarquinia non li vuole: «Cause ambientali, sanitarie, giuridiche e di ordine pubblico». Eppoi menano pure gramo.
La realtà è che la sindrome «Nimby», quella per cui va bene tutto basta che avvenga lontano dal proprio giardinetto, è ormai una patologia incurabile nel centrosinistra. Perché nel Pd il rapporto con i rom è questo: difesi in quanto metafora radical di una cultura anti-borghese e in quanto simbolo di popolo vessato dalla destra totalitaria; ma guardati con diffidenza quando la quotidianità parla di emergenza sicurezza. Non ne è immune nessuno. Non il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, che fece sgombrare con le ruspe i campi sulle rive del Reno, non il presidente della provincia di Milano Penati, che propose il numero chiuso per i rom. Neppure Veltroni, quello che ha bollato come «impensabile» la proposta di prendere le impronte ai bambini nomadi, è un fenomeno di coerenza: «Prima dell’ingresso della Romania nell’Ue - dichiarava l’ex sindaco della Capitale dopo il caso Reggiani -, Roma era la metropoli più sicura del mondo». Ecco perché lo stesso, tollerantissimo Uòlter era andato di persona a Bucarest e aveva chiesto a Frattini restrizioni sul flusso migratorio.
Perché il problema esiste e gli amministratori democratici non riescono a imitare la cecità terzomondista di rifondaroli e compagnia: nel Pd qualcuno che vede quanto la presenza di rom sia connessa al proliferare dei reati, in fondo c’è. Ma ammetterlo è complicato, quasi un peccato. Meglio dire che la rilevazione delle impronte è «misura odiosa» (Anna Finocchiaro, tessera “nomadi fan club” numero 1) e «vergogna indelebile» (Roberto Cuillo, tessera “nomadi fan club” numero 2); meglio rivolgere un’interrogazione sui bimbi rom sottratti ai genitori, alla faccia del pregiudizio sui ladri di bambini (Rita Bernardini, presidentessa onoraria del “nomadi fan club”). Fino ad Achille Serra, che ora accusa la destra di «cavalcare la paura» e da questore di Roma firmò il patto di sicurezza per spostare i campi rom fuori dal Grande Raccordo. Perché gli zingari sono poetici quando «leggono il libro del mondo» e ridono e bevono a San Giorgio di Maggio e sono tanto affascinanti quando mostrano i denti d’oro al cinema. Ma appena escono dai dischi di De André e dai film di Kusturica, non piacciono più. Nemmeno a Viterbo.