Sposo in doppiopetto? No, con la doppietta

Paolo Bertuccio

Diciamoci la verità: per i cronisti mondani sarebbe stata una pacchia. Dopo una noiosissima serie di matrimoni in cui l'unico commento sull'abito dello sposo riguarda quel centimetro in più o in meno di pantalone del frac o l'eterna lotta tra papillon e cravatta, ecco la possibilità di sbizzarrirsi con la critica della camiciona a quadri, l'interpretazione degli scarponi, l'esegesi della cacciatora.
Eh, sì, perché ieri mattina, nel municipio di Isola del Cantone, Ignazio ha dichiarato eterno amore a Marina, ma allo stesso tempo ha confermato altrettanto eterno amore alla caccia, «la cosa che amo da più tempo, da prima di conoscere le donne». In che modo? In ossequio al vecchio adagio secondo cui «l'uomo è cacciatore», Ignazio ha deciso di formalizzare la cattura della sua preda più preziosa presentandosi davanti al sindaco in un'impeccabile tenuta venatoria, tra l'ovvio entusiasmo dei presenti, molti dei quali cacciatori a loro volta e, in quanto tali, regolarmente vestiti di verde mimetico.
Un trionfo per gli appassionati di questo sport, che hanno dato vita ad un allegro quanto singolare happening in divisa d'ordinanza. Happening che, non fosse stato per la gentile presenza della neo moglie e dei fiori, vista la stagione poteva essere scambiato per un raduno prima della partenza per la battuta.
Breve cerimonia, foto di rito e per l'allegra brigata è venuto il momento dei festeggiamenti, da tenersi rigorosamente davanti a una tavola imbandita di cibi tutt'altro che vegetariani. Alla faccia, viene da pensare, di chi organizza digiuni in favore dei fringuelli. Unico grande assente, il fucile: peccato, in alternativa all'ormai logoro lancio del bouquet sarebbe stata un'originale idea tirare qualche schioppettata. A salve, naturalmente. E tantomeno sulle ragazze in età da marito, pronte alle spalle della sposa.