SPOT NEMICI DELLA DIRETTA SPORTIVA

Crescono i dati di ascolto delle telecronache delle gare motociclistiche, emozionanti al pari di poco altro a livello sportivo specie se piove e la pista è scivolosa, come nel gran premio della Gran Bretagna disputatosi domenica e trasmesso, come al solito, da Italia Uno. Parallelamente all'emozione e all'interesse cresce anche il dispetto del telespettatore perché mai come in un gran premio di motociclismo le interruzioni pubblicitarie disturbano la visione, e lo fanno in una misura che supera il buon senso. Il problema, questa volta, non consiste nella quantità di spot che «interrompono l'emozione» (come una volta si diceva, romanticamente, a proposito della pubblicità che si inframmezzava alla visione dei film). Non è il numero delle interruzioni pubblicitarie ad essere messo in discussione, come avviene nel calcio i cui organismi internazionali, proprio recentemente, hanno preteso il rispetto dei tetti massimi previsti dai regolamenti. L'assurdità sta nella lunghezza degli spot, quanto mai inopportuna al cospetto di un avvenimento sportivo dalla dinamica incalzante, in cui i sorpassi si susseguono incessantemente e dove una pausa di qualche secondo, come avviene nelle partite di calcio, sarebbe già difficile da digerire. Qui invece la durata dell'interruzione pubblicitaria, ogni volta, si aggira sul minuto abbondante, e si perdono quindi sequenze importanti se non decisive di una gara. Proprio nel gran premio di Gran Bretagna, ad esempio, le telecamere avevano lasciato Valentino Rossi in quarta posizione in un momento delicato della competizione, staccato dal gruppo di testa a causa di una curva presa troppo larga. Alla fine dell'interminabile sequenza di spot i telespettatori si sono ritrovati Valentino Rossi al secondo posto, perdendosi l'emozione di seguire in diretta una serie di sorpassi decisivi. A meno che non si fossero nel frattempo sintonizzati su Eurosport, dove la visione della gara non presenta questo tipo di problema ma nemmeno la vivacità immaginifica della coppia di telecronisti Meda-Reggiani: le famose telecronache «mamma mia!», in cui l'invocazione suggella ogni sorpasso o rischio di caduta, con il corollario di espressioni senz'altro contestabili ma di sicuro effetto, una sorta di telecronaca «sudamericana» applicata al motociclismo. Su Internet alcuni blog si sono persino divertiti a redigere una sorta di «Medavocabolario» con una summa di perle tipo: «badilate di gas», «guardate come lo svernicia!», «curva bastarda», «lottano come lupi». Per ironia della sorte le pause pubblicitarie che strozzano le gare motociclistiche vengono annunciate dallo stesso Guido Meda definendole ottimisticamente «stop and go». Lo stop è certo, il «go» si fa invece attendere come Godot.