Sprangate in testa, clochard in fin di vita

Si è avvicinato alla cabina del telefono di piazzale Cantore, dove il vecchio clochard si era rifugiato per passare la notte, e gli ha sferrato una tremenda mazzata in testa, lasciandolo in fin di vita. Un crimine tanto violento quanto ancora inspiegabile. I carabinieri stanno infatti cercando di capire se sia stata l’esplosione di ferocia di qualche teppista oppure un regolamento di conti tra disperati. In ogni caso la Lega Nord chiede un presidio di «ghisa» in zona.
Per il momento, nella speranza che l’uomo si riprenda, anche se la botta è stata terribile, gli investigatori hanno bussato in piazza Beccaria per chiedere ai vigili urbani le registrazioni delle telecamere posizionate sopra la piazza. Senza escludere la possibilità che l’arma usata, un palo della segnaletica divelto, abbia conservato qualche traccia dell’aggressore, un’impronta o una traccia di Dna. La vittima sta invece lottando contro la morte in un letto del Policlinico, dove è stato ricoverato per la frattura scomposta del cranio e una fortissima emorragia cerebrale. Le sue condizioni sono disperate. Alfredo Mora, nato 65 anni fa in Colombia, è un povero diavolo che non ha mai dato fastidio a nessuno. Non ha infatti precedenti di alcun tipo e sembra risieda regolarmente in Italia. Arrivato qualche tempo fa in Ticinese, è conosciuto dai carabinieri della stazione Duomo e dai residenti che lo descrivono molto dignitoso, silenzioso, discreto. Non chiedeva nulla e accettava solo il panettone a Natale. Lunedì sera si è trascinato con i suoi stracci e le sue borse fino a piazza Cantore, sistemandosi dentro la cabina telefonica nei pressi del fazzoletto di verde, all’angolo con corso Genova. Si è avvolto nelle sue coperte e ha placidamente preso sonno.
Cosa sia successo poi, non è ancora chiaro. Si sa solo che poco dopo le 4 un passante chiama il 112 per segnalare una persona a terra con il sangue che si allarga in una macchia scura sotto la testa. I carabinieri avvertono il 118 e inviano subito una Gazzella. Mora è lì a terra con le gambe ancora dentro la cabina. Privo di sensi. Però abbastanza «composto», non ha lividi sul viso, impronte di scarpe sugli abiti, relativamente in disordine e prive di strappi tipici di una colluttazione. Tutto lascia pensare a un’aggressione a freddo, senza possibilità per la vittima di difendersi o che in precedenza sia scoppiata una lite. Inoltre la presenza dei suoi pochi averi, coperte, scarpe, borse, portano a escludere anche il tentativo di rapina.
Insomma il criminale che lo lascia mezzo morto si sarebbe avvicinato di soppiatto e l’avrebbe colpito a tradimento. Date le ferite, potrebbe avere inferto un solo, terribile, colpo. E il povero Mora rotola a terra, passando direttamente dal sonno al coma. Poco distante l’arma usato, il palo di un segnale stradale, divelto e poi abbandonato sul marciapiede. Raccolto dai carabinieri e subito passato alla sezione rilievi nella speranza il mancato assassino abbia lasciato qualche traccia. L’allarme viene dato da un passante che nota quel fagotto insanguinato a terra. Il 118 stabilizza la vittima sul posto e lo porta al Policlinico in codice rosso, il più grave. Qui i medici riscontrano le gravi fratture e la forte emorragia e lo ricoverano in terapia intensiva, prognosi riservata.
In seguito al brutale pestaggio, l’assessore provinciale alla Sicurezza, Stefano Bolognini, Lega Nord, chiede «... un presidio della polizia locale nel casello daziario di piazza Cantore, come invocato da tempo dal consiglio di zona 1».