Spread alle stelle E torna a cantare la sirena dei Bot

Con i Btp che continuano a ritoccare all'insù gli spread nei confronti dei titoli di Stato tedeschi, il risparmiatore è sempre più disorientato. Anche perché è ormai chiaro che non esistono investimenti privi di rischio. In questo contesto è piuttosto facile subire le sirene accattivanti dei «conti di deposito» bancari, cioè i conti online che arrivano a offrire anche il 5% lordo (4% netto) per i depositi vincolati a due anni piuttosto che il 4,55% lordo (cioè il 3,64% netto) per 12 mesi. Tuttavia sono in molti a chiedersi se evitare di acquistare i titoli di Stato per impiegare i risparmi nei depositi bancari non sia come passare dalla padella alla brace. Cerchiamo allora di fare chiarezza.
I bond definiti «sovrani» beneficiano della garanzia dello Stato che può disporre in qualsiasi momento di iniziative legislative e fiscali sulle proprietà dei cittadini e delle imprese del Paese. Tradotto in pratica, lo Stato italiano può imporre tasse e imposte non solo sui redditi e sulle rendite ma anche sulle proprietà mobiliari e immobiliari di tutti gli italiani, società incluse. Ne deriva che prima di arrivare a un possibile default (o fallimento), o anche di un potenziale haircut (taglio del rimborso del valore nominale di titoli) l'Italia ha a disposizione molte altre carte.
Qualcuno potrebbe obiettare che, nel frattempo, cioè mentre lo spread aumenta a dismisura e la politica non riesce a fornire rimedi concreti, (e soprattutto strutturali) alla crisi di fiducia dei mercati, impiegare i propri risparmi in un deposito titoli bancario può rappresentare una soluzione preferibile all'acquisto dei Btp o dei Bot. Anche perché, viene sottolineato da chi predilige questo ragionamento, sui depositi bancari vige la copertura del Fondo Interbancario di tutela dei depositi che, dal 7 maggio scorso, copre le somme dei risparmiatori sul conto fino a 100mila euro; ed è, inoltre, per depositante: dunque nel caso di un conto cointestato la garanzia è di 100mila euro per ciascuno dei titolari del deposito.
Peccato che le risorse di questo fondo, che sono alimentate da tutti gli istituti di credito italiani, siano nella piena disponibilità dello Stato italiano che, in caso di insolvenza di una banca, interviene a favore dei singoli depositanti. Ma se lo Stato avesse difficoltà fino al punto di essere quasi prossimo a fallire, siamo sicuri che questo fondo non verrebbe utilizzato per altre più impellenti priorità a salvaguardia del Paese? Un interrogativo più che legittimo vista la sovranità di cui accennavamo in precedenza.
Infine, ma non meno rilevante, è bene fare qualche conto. Attualmente, un Bot scadenza 15 maggio 2012 (cioè fra sei mesi) al prezzo di mercato di 97,82 riconosce a scadenza un rendimento lordo del 4,48% pari al 4,21% netto; un Bot sull’arco di un anno, scadenza 15 novembre 2012, al prezzo di 94,4 rende il 5,95% lordo annuo pari al 5,14% netto; il Ctz scadenza 30 settembre 2013 (quindi quasi a due anni), invece, arriva a garantire a scadenza, al prezzo di 89,9 euro, il 5,82% lordo ovvero il 5,27% netto.
Sul mercato, i conti di deposito vincolati a sei mesi (le cui somme il depositante accetta di non movimentare per tutto il periodo indicato) arrivano ad offrire il 4% lordo (pari al 3,20%), quelli vincolati a 12 mesi fino al 4,55% (3,64% lordo) e il 5,0% (4% netto) per chi opta per il vincolo biennale. Ne deriva che il risparmiatore che acquista un Bot semestrale può contare su un rendimento di un punto percentuale superiore al miglior conto di deposito vincolato a sei mesi. E chi compra un Bot annuale si assicura un rendimento netto di un punto e mezzo percentuale in più rispetto al conto deposito vincolato più generoso. Mentre con il Ctz, che scadrà fra due anni potrà contare su un rendimento netto superiore, per ogni anno, dell'1,27% rispetto al deposito vincolato più remunerativo. Quindi, in questo nuovo mondo dove di investimenti privi di rischio non ce n’è, i titoli garantiti dallo Stato sembrano al momento i più interessanti. Ognuno faccia i propri conti.