Lo spread si batte con Etf e franco svizzero

La manovra economica, tanto auspicata dall’Europa, è stata approvata e con saldi capaci di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. Eppure lo spread, il differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi, non solo non è sceso, ma è addirittura salito da 457 (ultimo giorno del governo Berlusconi) a oltre quota 500 punti (governo Monti): che cosa fare? Ipotizzando che la fiducia nell’Italia torni molto lentamente nel 2012, ma senza neppure escludere che ci possa sempre essere qualche nuovo incidente di percorso, si possono delineare tre percorsi d'investimento.
DIVERSIFICAZIONE VALUTARIA
La prima strategia da adottare è quella di un’ampia diversificazione valutaria che dovrebbe garantire, anche nello scenario più probabile (e auspicato) di tenuta dell’euro, una rivalutazione di alcune divise forti. Evitando soluzioni fai-da-te acquistando direttamente titoli, ma operando invece tramite fondi, il consiglio degli esperti è quello di puntare sul franco svizzero, sulla corona norvegese, sulla corona svedese, sul dollaro australiano e sul dollaro canadese e in parte anche sul dollaro Usa.
Obiettivo è difendere i risparmi da una possibile svalutazione dell’euro che potrebbe continuare a perdere quota come ha fatto negli ultimi sei mesi: -12% sul dollaro Usa, -8% sulla, -16% sullo yen, solo per citare le tre principali valute internazionali. È inoltre possibile parcheggiare anche una piccola quota (tra il 5% e il 10%) in renminbi cinese tramite il fondo specializzato di Azimut (Renminbi Opportunities) piuttosto che sul nuovo comparto di Hsbc Global Asset Management appena lanciato in Italia (Hsbc Gif Rmb Fixed Income).
SELEZIONE DI EMITTENTI SOCIETARI
La seconda possibile strategia, che può essere anche essere utilizzata in combinazione con la prima, vista in precedenza, consiste invece nel puntare sulle obbligazioni societarie (i corporate bond). Quelli di aziende capaci, in questi anni di crisi, di incrementare il giro d’affari, di contenere i costi, di negoziare con le banche i propri debiti, di irrobustire i flussi di cassa aumentando in tal modo la liquidità disponibile. In base a questo identikit, le imprese che potrebbero finire nel mirino degli acquisti rispondono ai nomi di Atlantia, Enel, Eni, Telecom, Fiat, Campari, Piaggio, tra gli emittenti italiani; e Total, Telefónica, France Télécom, Roche, Vodafone, Bat, Repsol per quelli esteri. L’investimento andrebbe fatto tramite un Etf o un fondo comune specializzato sui corporate bond per non dimenticare la lezione dei possessori di bond Cirio e Parmalat, il cui fallimento ha avuto la conseguenza, per chi aveva investito tutto o buona parte del capitale, di accusare ingenti perdite. Con un Etf o un fondo, invece, anche con un piccolo capitale, è possibile diversificare il portafoglio su centinaia di titoli riducendo al minimo il rischio del fallimento di uno o più emittenti.
PAESI EMERGENTI E BOND USA
Infine, c’è una terza strategia, per chi accetta un rischio maggiore in termini di variabilità del valore dei titoli in portafoglio, e solo per chi può avere un orizzonte temporale d’investimento a tre anni. Consiste nel puntare sia sulle obbligazioni ad alto rendimento (high yield bond) americane e sia ai titoli di Stato dei Paesi emergenti.
I bond high yield Usa, che nel 2011 hanno reso in media il 4,27%, offrono attualmente un rendimento medio dell’8,55% e possono contare su situazioni patrimoniali aziendali molto migliori rispetto alla crisi 2008-2009: le aziende Usa, infatti, non hanno mai avuto tanta liquidità in cassa come non accadeva dagli anni ’50. Sull’altro versante, quello dei fondi obbligazionari Paesi emergenti (che nel 2011 hanno guadagnato in media il 4,1%); il risparmiatore punta sulla solidità economica e di bilancio degli Stati in via di sviluppo: Paesi che mostrano deficit di bilancio modesti, debiti molto contenuti (il rapporto debito pubblico/Pil è spesso al di sotto del 50%), saldi di bilancia commerciale in attivo e buone prospettive di crescita economica anche nel 2012.