Sprechi e consulenze, le ricette della Regione per uccidere la sanità

Paola Setti

La parola che usano è «fallimento». Sempre in via ufficiosa, per carità. Ma questo è: la manovra attivata dalla giunta di Claudio Burlando per risanare la Sanità è fallita. E adesso la Regione si ritrova, con Lazio e Campania, a dover chiedere al governo, per scongiurare un commissariamento che significherebbe più tasse per tutti, l’avvio della procedura di «affiancamento» per ridurre un deficit che per il 2006 viaggia verso i 324 milioni di euro. Significa che la Liguria studierà un piano di salvataggio con gli uffici romani del ministero della Salute. Ci sono tre anni di tempo e sarà dura, soprattutto alla luce del quello che è stato fatto finora. E cioè: i costi che sarebbero dovuti diminuire di 56 milioni di euro sono invece aumentati di 75. La vendita degli immobili che avrebbe dovuto far incassare 65 milioni ne ha invece portati solo 21. Il blocco alle assunzioni imposto quale primo provvedimento dall’assessore alla Sanità Claudio Montaldo aggirato dall’assessore Claudio Montaldo stesso, che si è assunto la responsabilità di firmare deroghe per oltre 400 assunzioni. I tagli annunciati ai «doppioni» che invece si sono trasformati in moltiplicazione delle poltrone. E il fioccare delle consulenze. Il tutto in un clima sempre più teso. Da una parte l’opposizione che, con Gianni Plinio il capogruppo di An, chiede una commissione d’inchiesta sul deficit sanitario e le dimissioni dei due (...)