Sprechi, Fassino fa come Grillo e prende il "vaffa" di Bertinotti

Il leader ds: "Congelare gli scatti delle indennità ai parlamentari". Il presidente della Camera: "Già fatto, non se n’è accorto?"

Roma - Il fenomeno ha già un nome: grillismo. È la tentazione tra i politici di cavalcare l’entusiasmo contro i parlamentari e i loro privilegi scatenato in tutta Italia da Beppe Grillo. Di grillismo sembra essere affetto soprattutto Piero Fassino: ieri ha lanciato una proposta sugli sprechi alle Camere in controtempo, nel senso che era già stata avanzata da altri, ma anche in contropiede, tanto che Fausto Bertinotti ha dovuto «parare» l’azione grillista di Fassino con una risposta che è più di una rettifica: un’ironia che può far male.

Il segretario dei ds ha scritto una lettera a Bertinotti, e al presidente del Senato Franco Marini, proprio in avvio di discussione a Montecitorio sul bilancio interno, per chiedere il «congelamento» degli scatti automatici delle indennità dei parlamentari, che per una legge del 1965 vanno di pari passo con quelli dei presidenti di sezione della Corte di cassazione. «La credibilità di chi riveste incarichi pubblici - ha scritto Fassino - dipende anche dalla sobrietà dei suoi comportamenti».

La discussione sul bilancio a Montecitorio è iniziata con un «no» dell’opposizione: Forza Italia ha presentato un ordine del giorno in cui si chiede lo scioglimento di cinque nuovi gruppi parlamentari creati su volontà del presidente della Camera nel maggio del 2006 e che fanno lievitare il bilancio interno di 15 milioni di euro in cinque anni. Si tratta dei piccoli Rosa nel pugno, Verdi, Comunisti italiani, Udeur e Dc-Nuovo Psi. Gli azzurri hanno minacciato di non votare il bilancio, e lo stesso ha fatto An. Ma anche nella maggioranza non tutti sono soddisfatti: il ministro Antonio Di Pietro ha chiarito che i tagli «per noi non sono sufficienti». E ha sollevato lo scandalo ministeri: «Più di cento sottosegretari sono uno spreco di risorse». Bertinotti ha cercato parole d’impatto come: passiamo «dalla lima alla scure». E ha assicurato l’opposizione: «Vi vengo incontro ma difendo il pluralismo». Sullo scioglimento dei microgruppi milionari ieri c’è stata una lunga discussione nella riunione dell’ufficio di presidenza.

Fassino ha portato invece avanti la sua battaglia per il rigore volando alto sull’onda del grillismo: «Le chiedo un congelamento immediato di tutte le forme di incremento automatico dei trattamenti economici dei parlamentari - ha scritto a Bertinotti e Marini - e l’attivazione delle procedure per portare rapidamente all’esame del Parlamento nuove norme ispirate a rigore, sobrietà, trasparenza».

Tre parole d’ordine quasi da slogan a cui Bertinotti non ha abboccato. C’è solo fastidio nella replica: «La Camera dei deputati - la risposta a Fassino - ha già congelato gli aumenti automatici delle indennità dei parlamentari, non erogando quelli già previsti dalla legge per l’anno in corso». Risposta scritta, in cui l’ossequioso lei di Fassino diventa un «tu» indispettito: «Come tu sai, essendo tu deputato - ha replicato il presidente della Camera - questi aumenti non sono stati erogati». Poi ha alzato il livello di ironia: «Lui (Fassino, ndr)dovrebbe sapere che da gennaio non ha avuto alcun aumento». I due sembrano non capirsi benissimo, perché successivamente Fassino ha controreplicato: «Ringrazio il presidente Bertinotti di aver confermato la decisione di congelare l’erogazione degli aumenti automatici».

Il risultato è che oltre a farsi impallinare da Bertinotti, Fassino ha pestato i piedi agli alleati dell’Italia dei Valori e ha offerto il fianco all’opposizione: «C’è una proposta di legge dell’Idv - ha ricordato la deputata Silvana Mura - che congela gli aumenti fino al 2010». Un pdl bipartisan, perché porta anche la firma di Alleanza nazionale. Proprio da An il capogruppo Ignazio La Russa ha affondato il coltello sul segretario dei ds: «L’antipolitica si nutre di ignoranza e spiace che questa volta abbia colpito un politico accorto come Fassino».