Sprechi, soldi per studiare le rondini del Katanga

Viaggio tra le spese più assurde e curiose della cooperazione
internazionale: dal sostegno ai vasai marocchini ai 120mila euro per
piazza Sicilia in Siria. A Betlemme il Lazio costruisce un campo di calcio e la Sardegna spende 53mila euro per Favole di pace

Paola Setti e Marco Zucchetti

Un Paese di Robin Hood travestiti da Abramovich. Solidali e spendaccione, le Regioni italiane da sempre hanno un occhio di riguardo per la cooperazione internazionale. Non bastano i fondi vincolati che piovono dalla Ue per i progetti nei Paesi in via di sviluppo e le iniziative della Farnesina: le amministrazioni probe esigono di mettere mano al loro portafogli. Se ne è vantata recentemente la governatrice piemontese Mercedes Bresso: 15 milioni di euro per realizzare 380 progetti in Africa. E pazienza se poi - al grido di «dare ai poveri per non averne a casa propria» - ci si trova a fare i conti con conti interni che non tornano ed esigenze locali insoddisfatte.

Esterofili
«A Roma non esiste un’impiantistica sportiva adeguata». Parola di sindaco Alemanno. Però alle porte di Betlemme il Deportivo Cremisan palleggia in un campetto finanziato dalla Regione Lazio. Ovvio, le cifre non sono paragonabili, ma c’è di peggio. In Sicilia, i viticoltori nel 2006 protestarono per il mancato esborso dei fondi scaccia-crisi: peccato che dal 2003 al 2005 l’amministrazione di Totò Cuffaro avesse stanziato 125mila euro per il «sostegno alla filiera viticola in Tunisia». Stessa cosa a Pescara, dove da anni si attende una nuova sede dell’istituto alberghiero: quello di Amman, finanziato con 180mila euro dalla Regione Abruzzo dal 2000 al 2003 in Giordania, forse è un po’ fuori mano. Ironia a parte, sembra che le stesse esigenze suonino più pressanti se provenienti dall’estero.

Ambientalismo spinto
Spulciando le liste dei progetti approvati in questi anni, si scopre come la tutela dell’ambiente sia priorità comune. Dalla Lombardia, che si preoccupa del bosco secco in Perù (99.900 euro) e della foresta imbrifera del Madunda in Tanzania (99.980 euro), alla Sardegna, che tra 2003 e 2006 stanziava 50mila euro per i «paesaggi culturali del Sinai» e 26mila per il «fitorisanamento dei suoli dell’Albania». Sensibili alle tematiche «verdi» anche Liguria («allevamento di animali minori per le donne di Quichua», 33mila euro) e Toscana (12mila euro l’anno dal 2005 al 2010 per la «ricerca e tutela dei siti di svernamento delle rondini in Katanga»). Capitolo a parte la passione per i parchi: quello marocchino di «Jbel Sarhro» costò al Piemonte 101.500 euro, mentre il Lazio ha istituito gemellaggi «sostenibili» tra Roncon de Perez (Uruguay) e i Monti Lucretili.

Preferenze
Un controllo effettivo dei progetti sembra difficile. Come denuncia il capogruppo di An in Regione Liguria Gianni Plinio, «nonostante le reiterate richieste non è mai possibile entrare in possesso degli esiti delle verifiche e della documentazione contabile». Ecco, dunque, che così si possono convogliare risorse verso «mete» più «simpatiche» di altre. Dalla Toscana 13mila euro finirono ai «municipi autonomi del Chiapas», che il Subcomandante Marcos piace sempre, e 20mila a Fidèl, per la «raccolta differenziata a Marianao». Anche la Palestina è in cima ai pensieri delle Regioni: le «favole di pace» sarde costarono 53mila euro, le «ali della colomba» pugliesi («per una riforma governativa in Palestina»), solo 40mila. Alla faccia di Hamas.

Fantasia al potere
Chiariamo: le iniziative di cooperazione, seppur spesso costose, sono nella grande maggioranza dei casi di alto valore civile e morale. Servono, fanno del bene, salvano vite. Pozzi, ospedali, scuole. Accanto a queste, però, spuntano progetti curiosi. Lo sono, ad esempio, «l’educazione sessuale in tre quartieri periferici della città albanese di Scutari», finanziato in passato dall’Emilia Romagna e la «storia della medicina beduina in Giordania» della Toscana. Lo sono la «formazione archeologica di ricercatori marocchini sul tema dei culti delle città della Mauritania Tingitana» promossa dalla Sardegna e le «nuove cinematografie dei Balcani» sovvenzionate con 353mila euro dalla Calabria. Lo è la costruzione di Piazza Sicilia ad Amman (Siria), costata alla Trinacria 119mila euro nel 2003. Poco di più dei 73mila spesi per l’apicoltura a Tetouan. Ma d’altronde, a Palermo e dintorni sono munifici: «In sei anni - denuncia il Pd Gianni Barbagallo - hanno buttato quasi 19 milioni in missioni istituzionali e operative e “Casa Sicilia” ha fagocitato 2 milioni e mezzo. Il milione stanziato per la cooperazione nel 2007 è nulla».

Lavoro per tutti
Interessante anche il capitolo del sostegno al lavoro. Aiutiamoli a casa loro, ma con un minimo di coordinazione, non a macchia di leopardo. In Liguria la «panetteria comunitaria» di Kinshasa (Congo) costò 43mila euro; in Sardegna la «formazione microelettronica» per i libanesi 29.500; l’«ente di certificazione di qualità per i consumatori in Marocco», invece, costò ai siciliani 79mila euro. La «ceramica di Tamesloth» fu per il Piemonte più conveniente: 57mila euro. Attivissima nel settore la Toscana, che negli anni ha formato nell’ordine: «impiegati per le imprese lapidee palestinesi», «addetti comunali a Suto Orizari (Macedonia) per il rafforzamento della capacità di autogoverno del popolo rom» e perfino sindacalisti in Marocco e Honduras. Senza dimenticare «le capacità manageriali della donna in Palestina».

Una spolverata di diritti
Per finire, carrellata sui progetti tesi a esportare diritto e cultura, da ottimi colonizzatori morali. In pole position la Puglia, che dedica 25mila euro all’insegnamento del «folklore pugliese» in Bosnia e altri 16mila per le «agenzie della democrazia locale» nel Balcani. Valido anche l’apporto della Toscana: 12mila euro per «il diritto all’educazione sui Monti Nuba (Sudan) e una cifra non comunicata per la «divulgazione del principio di giustizia universale» in Guatemala.