Sprechi di Stato, ecco l'ente più inutile

l'Ente carta ha la sua sede in un istituto che deve gestire la dismissione ma che è sciolto già dal 2006. Lo volle il Duce nel 1935, oggi rientra fra le 110 strutture da eliminare

Roma - Lo creò Mussolini come forma istituzionalizzata di sostegno alla stampa, si legge nei documenti. L’ente nazionale per la cellulosa e la carta venne istituito il 13 giugno 1935. La cronologia pre e postbellica parla di quasi sessant’anni di vita ufficiale e infine, nel ’94, la morte: l’Encc venne inserito nella lista degli enti inutili, da liquidare, sopprimere, cancellare dalla storia.

Scorrendo l’elenco delle 110 istituzioni della pubblica amministrazione che devono essere eliminate si scopre che questo ente inutile è uno dei più antichi. Ma la morte è apparente: quattordici anni dopo il decreto di liquidazione, l’ente nazionale fascista per la cellulosa e la carta esiste. Dove? Nel palazzo dell’ente che dovrebbe liquidarlo, l’Ispettorato generale per la liquidazione degli Enti disciolti. Ma neanche questo Iged dovrebbe più essere in vita: dichiarato a sua volta inutile, e quindi inutilissimo dal momento che ha fallito nel suo compito di liquidare gli enti inutili, dovrebbe essere liquidato con tutti gli altri, come ha deciso la Finanziaria del governo Prodi del 2006.

Eppure questi due fantasmi, l’ente della cellulosa e l’ente liquidatore, l’inutile e l’inutilissimo, risultano (almeno nominalmente) operanti in un enorme palazzo littorio di via di Villa Ada, numero 55, a Roma. Un tappetino gigantesco con scritto Iged precede l’ingresso, dove un portiere spiega che l’Ente nazionale per la cellulosa e la carta, Encc, si trova al secondo piano di questo palazzo. Ma non è questo un ente che non esiste? Tra il primo e il secondo piano si viene bloccati da una dipendente: assolutamente non si può varcare la soglia dell’ente della cellulosa senza il permesso del ministero dell’Economia.

All’ufficio stampa del dicastero di via XX settembre spiegano che non c’è personale dell’Encc, ma che l’esistenza è «virtuale». In pratica rimane il nome, ma a lavorarci è personale della ragioneria che si occupa delle pratiche di liquidazione. Pratiche impegnative: bisogna risolvere, tra gli altri, un contenzioso con un avvocato che rivendica una parcella di oltre 21 milioni di euro, «oltre a interessi e rivalutazione monetaria», come si legge da una relazione dell’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa alle Camere. È uno dei 20mila ricorsi che in questo momento sta gestendo lo Stato per sciogliere i 110 enti inutili ancora non «distrutti».

L’ente mussoliniano è stato soppresso, ma l’indirizzo sulle pagine bianche ancora c’è, e persino gli uffici. Questo mentre su Ebay, per esempio, una pubblicazione sulla coltivazione dei pioppi dell’Encc, copertina in bianco e nero con grafica anni Cinquanta, viene venduta per 4 euro e 99 centesimi per gli appassionati della vita agreste.
Appurato il caso dell’esistenza virtuale dell’ente della cellulosa, rimane da capire perché vive l’Iged, sciolto dal governo Prodi ormai quasi un anno e mezzo fa, come conseguenza dell’assegnazione a Fintecna da parte del governo Berlusconi di tutto il lavoro di liquidazione degli enti inutili. «Non è più Iged, è Igf», la risposta dal ministero. Peccato che il tappetino e le indicazioni per i visitatori non siano cambiati. Iged c’è scritto: il marchio rimane, basta passare in via di Villa Ada. Il viaggio nelle zavorre del passato, nelle eredità della pubblica amministrazione che leggi di cinquant’anni non sono riuscite ad abbattere, parte proprio dalla targa dell’Ispettorato generale per la liquidazione degli Enti disciolti, posta sul cancello d’ingresso dei due enti in liquidazione ma ancora vivi.

Secondo un calcolo della Corte dei conti, l’Iged è costato dal 2000 99 milioni 581mila euro, quasi 200 miliardi delle vecchie lire. Il personale è stato ridotto, dal 2000 al 2006, da 224 dipendenti a 85. In quell’anno ne venne deciso lo scioglimento.

Ora ecco cosa è successo: l’Iged è stato inglobato nell’Ispettorato generale di Finanza, e ancora ci lavorano «alcune decine di persone» (la Corte dei conti nel 2007 ha auspicato di ridurle a 35). La legge prevedeva che il personale fosse suddiviso negli altri uffici della ragioneria, ma di fatto c’è ancora gente della pubblica amministrazione che gestisce la liquidazione degli enti inutili. In questo momento le liquidazioni sono curate quindi insieme dall’Igf e dalla Fintecna. In pratica l’inutile Iged è stato sciolto ma si è ricreato come un’Araba Fenice e sdoppiato, senza mai perdere il marchio. E i costi non sembrano diminuire: Fintecna ha anticipato per le liquidazioni 2,8 milioni di euro. Che devono essere rimborsati.
(1 - continua)