Lo sprint del Cavaliere sorprende la scorta

L’ex premier costretto ad abbreviare il tour a Palermo per la troppa ressa.
A Bari, per liberarsi dalla folla, si mette a correre. Poi accetta l’invito al
matrimonio di una fan che si era sentita male l’anno scorso a un suo comizio<br />

nostro inviato a Bari

Tutto poteva aspettarsi il Cavaliere, fuorché l'invito a un matrimonio. Invece, ad attenderlo sotto il gazebo di via Sparano c'è Giorgia, capelli biondi e corpo minuto. «Presidente, si ricorda? L'anno scorso durante il suo comizio mi sono sentita male...». E già, uno svenimento in piena regola al punto che Berlusconi interruppe il suo intervento, con qualche attimo di preoccupazione e una certa agitazione dei presenti. Anche in quella occasione, però, l'ex premier non si lasciò sfuggire la battuta. «Ho sempre saputo che le signore mi cadono ai piedi, però... Per caso ha bisogno della respirazione bocca a bocca?», chiese quando ormai il malore era passato. Risate, come sotto il gazebo. «Oggi la trovo decisamente meglio», dice lui con un sorriso. «Benissimo», risponde lei. Che presenta Vincenzo e porge al Cavaliere l'invito per il matrimonio. «Ci sarà?». «Vedremo, se posso con molto piacere...»., dice prima di essere risucchiato dalla folla. Che come in mattinata a Palermo, anche a Bari lo segue per le vie del centro, da corso Vittorio Emanuele alla città vecchia.

Ed è lì che arriva il coupe de théâtre, dopo una breve sosta nel caffè tanto caro a Pinuccio Tatarella e ai suoi compagni di carte. Con Berlusconi che gira con una certa circospezione la testa a destra e a sinistra, quasi a studiare il campo, e sfodera un sorriso: «Ora mi libero io...». Neanche il tempo di finire la frase e via, si lancia in uno sprint di un centinaio di metri nell'antica piazza del Ferrarese. L'azzurro Fitto, che fa gli onori di casa, resta di sasso. Come pure Bonaiuti. E mentre la scorta è costretta a inseguirlo, il Cavaliere si lascia dietro un nugolo di sostenitori, cameraman, fotografi e cronisti. Una scena surreale, con l'ex presidente del Consiglio in fuga e due ali di persone a inseguirlo di corsa. Tanto che un carabiniere non trattiene un esterrefatto «non ci posso credere ». Ma il Cavaliere non si scompone e terminato l'allungo la butta lì: «Un po' di riscaldamento... Ve l'ho fatta, eh...». Poi guarda Fitto: «Avete tutti il fiatone...». «Tutti ma non io», replica il coordinatore azzurro che insieme alla scorta è il più lesto a recuperare la posizione.

La doppia tappa Palermo- Bari, insomma, pare averlo messo davvero di buon umore. D'altra parte, la mattinata nel capoluogo siciliano è stato un bagno di folla al punto che nelle vie del centro il traffico è andato in tilt e per motivi di ordine pubblico si è deciso di rinunciare alla seconda tappa in piazza Verdi. Anche a Bari di gente ce n'è. Ed è il solito rincorrersi di foto, baci, abbracci e strette di mano. Con il consueto target di ammiratori piuttosto anomalo per uno che fa politica da oltre un decennio, visto che si passa dai ragazzini di dodici-tredici anni che con la maglietta del Milan profetizzano la sconfitta della Juve alle signore alla soglia dei settanta fresche di messa in piega che chiedono un bacio e la solita foto ricordo. Con qualche eccesso se, dopo esserselo sbaciucchiato per bene, una si perde in pianto a dirotto («come un santo, lei è come un santo...»). E all'ingresso del bar nella città vecchia ci si mette pure un benzinaio. Che vedendo arrivare il Cavaliereapiediaccompagnato solo dalla scorta, lascia la pompa inserita in una macchina e lo va a salutare. Stretta di mano e via per il caffè.

Con gustosa scenetta, visto che la proprietaria alla cassa fa un salto sulla sedia ed è costretta a passare il cellulare direttamente a Berlusconi per convincere il marito che non gli sta facendo uno scherzo. Insomma, come al solito il Cavaliere non si sottrae. Con la consueta gag quando un sostenitore gli srotola davanti un manifesto che recita «2.088 firme per mandare a casa Prodi », con tanto di sfilza di nomi a seguire. «Me lo firma?», chiede. «Guardi, i miei avvocati - risponde ridendo - mi dicono sempre di non firmare mai nulla...». Era successo anche qualche settimana fa a Pesaro, quando alla convention di Mediolanum un ragazzo gli avevo chiesto di autografare una copia di Capital.

Si va avanti così, fino alle sei di sera. Tra lo stupore dello stesso Fitto, che pure l'anno scorso aveva riempito la piazza con 35mila sostenitori. «Oggi non erano certo così tanti - dice - ma abbiamo organizzato tutto in dodici ore. E in dieci anni che faccio politica non ho mai visto tanta spontaneità e tanto consenso». Come dirà il Cavaliere in serata a San Siro, «cose che rischiano di essere epocali per la politica italiana».