Sprint di Tiscali, la Borsa crede all’Opa

Intensi gli scambi. Consob accende un faro e contatta l’Authority inglese

da Milano

«Tiscali ribadisce di non aver ricevuto nessuna manifestazione di interesse, né di avere operazioni straordinarie allo studio». In una nota stringata, «l’internet service provider» risponde all’interrogazione della Consob, l’autorità di vigilanza di Borsa che ha chiesto lumi sull’andamento anomalo del titolo.
Solo ieri Tiscali è stata più volte sospesa per eccesso di rialzo per poi chiudere la seduta con quotazioni schizzate alle stelle. Il titolo ha guadagnato il 20%; altissimi i volumi: è passato di mano il 20% del capitale. Ma non si tratta della fiammata di un solo giorno. Da mercoledì Tiscali ha messo a segno un balzo del 40 per cento.
A spingere le quotazioni le indiscrezioni, riportate anche ieri dal Giornale, sul possibile interesse di qualche big del settore, partendo da Vodafone per passare a Bt e Sky, fino a ipotizzare una fusione con Fastweb, dallo scorso anno caduta nelle mani di SwissComm.
Ricostruzioni che hanno indotto Consob a inviare una lettera all’Fsa, l’omologa inglese, per chiedere chiarimenti ai big del settore indicati come potenziali acquirenti. Si tratta di voci che trovano terreno fertile soprattutto se collegate alle dichiarazioni di qualche giorno fa di Tommaso Pompei. L’amministratore delegato di Tiscali dalle colonne del Financial Times aveva previsto le nozze del gruppo entro due anni.
A gettare ulteriore benzina sui prezzi di Tiscali in Borsa è stata poi la promozione ricevuta da Standard & Poor’s. L’agenzia di rating ha alzato il giudizio sul titolo portandolo a B+ da B e lo ha rimosso da quelli tenuti «sotto osservazione». La decisione arriva dopo il successo del recente aumento di capitale, sottoscritto per il 97,8%, che ha permesso a Tiscali di raccogliere 150 milioni di risorse fresche.
Anche Renato Soru, primo azionista del gruppo e presidente della Regione Sardegna, ha tenuto fede agli impegni, sottoscrivendo la sua quota parte per il 25% del capitale posseduto.
Ma se Soru e i piccoli azionisti brindano, l’impennata dei prezzi ha rovinato la festa a Carlo De Benedetti. Le quotazioni basse, infatti, avrebbero spalancato le porte di Tiscali all’ingresso di Management&Capitali: il «fondo salva-imprese» dove l’Ingegnere ha da poco arrotondato la propria quota dal 7,5% al 10% e che annovera tra i propri azionisti anche il numero uno della Tod’s, Diego Della Valle (3,6%).
M&C lo scorso dicembre ha sottoscritto 60 milioni di obbligazioni convertibili Tiscali con scadenza 2012 e un rendimento del 6,75%. Senza aspettare quella data De Benedetti avrebbe potuto convertire le sue obbligazioni Tiscali in due modi.
Il primo, pagando 2,7 euro per ogni azione del gruppo. Con le quotazioni scese ai minimi avrebbe però significato registrare una pesante minusvalenza. La seconda strada è, invece, prevista in una clausola di qualche riga che si trova spulciando le 270 pagine del prospetto informativo per l’aumento di capitale. Secondo i patti se la media dei prezzi ufficiali di Tiscali in Borsa (calcolata con riferimento ai 20 giorni precedenti) risultasse per cinque giorni consecutivi inferiore o pari a 1,425 euro, allora i bond sottoscritti da M&C si convertiranno obbligatoriamente in 42,44 milioni di azioni Tiscali, pari al 6,9% della società post aumento di capitale.
Il prezzo di 1,425 euro si ricava dalla divisione tra i 60 milioni di bond, sommati agli interessi maturati fino a quel momento, e 42,44 milioni di azioni frutto delle conversione.
Se le quotazioni fossero rimaste ai minimi, sarebbero bastati ancora pochi giorni e De Benedetti avrebbe potuto godersi il ricco banchetto, portandosi a casa il 6,9% di Tiscali con 60 milioni di euro e pagando ogni titolo solo 1,42 euro, al posto dei 2,7 euro previsti dalla conversione standard. Gli stessi analisti si sono, peraltro, trovati nel dubbio se calcolare la conversione in base al prezzo ufficiale o a quello di chiusura. Chiarito l’equivoco, emerge che per tre giorni di seguito Tiscali è stata sotto la soglia di 1,425 euro, superata solo ieri grazie al provvidenziale balzo del 20 per cento.
Secondo i patti, Tiscali avrebbe comunque potuto impedire la conversione, ma le sarebbe costato caro. Se il gruppo fondato da Soru avesse acquistato tutti i bond emessi, avrebbe infatti dovuto riconoscere anche un interesse del 25 per cento. «Non credo che Tiscali avrebbe preso una tale decisione. Si sarebbe vanificato il senso che aveva portato all’emissione dei bond, stressando ulteriormente la situazione finanziaria del gruppo», commenta l’analista di una primaria Sim milaese.