Lo spumante vien dal mare «Abissi» torna a stupire

Riemerge lo spumante nato in fondo al mare. Recuperate ieri le 6.500 bottiglie di «Abissi», lo champenoise lasciato per un anno a riposare nelle acque della Riserva Marina di Portofino. Particolari e uniche le incrostazioni e i sedimenti che le caratterizzano e che ne fanno una delle etichette più richieste nel mondo. Sono state cullate per un anno dalle onde della Cala degli inglesi, a Portofino, accarezzate da pesci e stelle marine. Hanno protetto il loro prezioso contenuto e, ieri pomeriggio, sono state fatte riemergere dall’acqua che le ha ospitate, issando in superficie i dodici gabbioni da un metro cubo che le contenevano.
Conclusa con successo la fase sperimentale avviata nel 2009 e terminata lo scorso anno con la riemersione delle prime 6.500 bottiglie, entra quindi nel vivo il progetto di Piero Lugano, titolare delle Cantine Bisson di Chiavari, con il supporto delle Capitanerie di Porto di Portofino e Santa Margherita Ligure. L’idea, dimostratasi vincente già dalla degustazione della prima tranche di bottiglie, tanto da far registrare un «tutto esaurito» con vendite sul mercato nazionale e internazionale, si basa sulla peculiarità del processo di spumantizzazione. Grazie ai 15 gradi di temperatura dell’ambiente sottomarino e alle correnti che cullano delicatamente le bottiglie, il risultato è un vino che ha convinto la critica di settore.
Nei giorni scorsi, sono state messe a dimora nelle acque cristalline di Portofino altre 13.000 bottiglie, che resteranno in paziente attesa fino al 2012. L’arrivo a Santa Margherita del prezioso carico ha stupito ancora una volta tutti i presenti, per un elemento assolutamente caratteristico di tutta la produzione: «Abissi – Riserva Marina di Portofino», ovvero il suggestivo gioco di incrostazioni e disegni che pesci, conchiglie e stelle marine hanno lasciato sulle bottiglie di spumante come ricordo di un anno passato in mare. «Questo risultato è la conferma di un progetto che va avanti, visto che l’idea e soprattutto i risultati, a livello qualitativo e organolettico, si sono dimostrati vincenti» ha detto Piero Lugano.
«Abissi» è prodotto secondo il metodo classico champenoise. Durante l’immersione, le bottiglie sono state depositate a 60 metri di profondità ad una temperatura costante di 15 gradi, in ambiente carente di luce e quindi ideale per la conservazione del vino. Non solo, a favorire ulteriormente il processo di spumantizzazione è il perfetto bilanciamento di pressione, omogenea ed equilibrata sia dall'esterno verso l'interno che dall'esterno verso l'interno. Non bisogna dimenticare, infine, l’effetto culla, svolto naturalmente dalle correnti marine sulle bottiglie immerse che permette di mantenere in sospensione le «fecce nobili», ovvero i materiali di scarto del vino, prodotti dal processo di spumantizzazione e fondamentali per conferire corpo, struttura e profumo.