Spunta il fratello di Giambrone, vicepresidente dei senatori Idv

C’è anche il fratello del senatore Fabio Giambrone, vicecapogruppo dell’Italia dei Valori a Palazzo Madama (e capogruppo in commissione Cultura) fra i protagonisti del filone investigativo che dall’appalto per l’Auditorium di Firenze porta alle presunte ingerenze della «cricca» di Veltroni. Il maggiore dei Giambrone, Francesco, ex assessore con Leoluca Orlando a Palermo, è infatti il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino a cui si rivolge Vincenzo Di Nardo, il plurintercettato amministratore delegato della società Bpt, impegnato a capire come andrà a finire la gara da 80 milioni di euro. Oltre a sparare a zero sul «sistema Pdcentrico» che, solo passando per Veltroni e Rutelli farebbe razzia di ogni appalto, Di Nardo s’industria a contattare chiunque possa esser depositario di informazioni utili o possa a sua volta impegnarsi a trovarne sull’appalto per l’auditorium, che poi sarà la grande opera intorno alla quale muoverà i primi passi l’inchiesta-Bertolaso.
I riferimenti a Giambrone sono diretti e indiretti. In una telefonata fra l’imprenditore Piscicelli (quello beccato a ridere nelle ore del terremoto) e Di Nardo il primo fa presente di avere un appuntamento alle «10 del mattino successivo con un soggetto non meglio identificato - scrive il Ros - “Ciao Vincenzo... ti disturbo? Non ti ho chiamato ieri stavo un po’ impicciato po... sto andando adesso, alle 10, sono una pochino e ti chiamo, ok?”. I due - continuano i carabinieri - si riferiscono alla gara in quanto Di Nardo fa riferimento alle liste delle imprese partecipanti: “Se tu vuoi... vabbè... i nomi ce li ho... c’ho tutto... ci sentiamo più tardi”». Il Ros insiste. Annota che due ore più tardi Di Nardo chiede via sms un incontro a Francesco Giambrone, sovrintendente del Maggio Fiorentino. «Sono Francesco Di Nardo, sei a Fi 8(Firenze, ndr)? Se sì dovrei dirti una cosa. Max 5 minuti, fammi sapere». Dopo un solo minuto, osserva il Ros, «Giambrone richiama Di Nardo che è alla ricerca di appoggi per la gara all’Auditorium». Di Nardo chiede «se hai avuto modo di parlare» con un certo «Aldo». Giambrone risponde che la persona in questione, di cui viene confuso il nome, la «sento ogni giorno». E aggiunge: «Sta lavorando fino a notte fonda, io c’ho pure il mio uomo lì che segue tutto quanto in modo che possa essere il progetto quello più... insomma... lo so che Toyota e Isozaki (due noti architetti, ndr)... giusto? come no... mi ricordo bene certo... bene... certo glielo dico, incrociamo le dita, glielo dico...». Il nome di Giambrone viene poi evocato in altre chiacchierate «catturate» dai carabinieri. Ma il diretto interessato, rintracciato dal Giornale, ovviamente nega d’aver mai fatto pressioni per far vincere l’appalto a chicchessia. «Avevo rapporti con Di Nardo - dice - solo in quanto lui era socio (e pure moroso) del Maggio. Non ho mai aiutato né lui né altri. Nessun tipo di interessamento con riferimento all’appalto, il mio unico interesse era che l’appalto si facesse e che vincesse la ditta che dava le maggiori garanzie».