Spunta un governo economico Ue ma nessun aiuto contro la crisi

I leader francese e tedesco vogliono mettersi alla testa di un
direttorio dell’Unione e annunciano un’imposta sulle transazioni
finanziarie. Respinta l’ipotesi eurobond. Tanti annunci e piani troppo ambiziosi, invece servono risposte rapide. Wall Street a caldo ha accentuato le perdite: euro debole

Dall’alto delle rispettive debolezze Angela Merkel e Nicola Sarkozy tentano l’allungo per superare le turbolenze dell’euro. Per riuscirci non risparmiano grandi progetti: a partire dal nuovo «Governo economico Europeo» che coordini le politiche fiscali e di bilancio dei paesi della moneta unica, fino alla tassa sulle transazioni finanziarie destinata a tagliare le unghie agli speculatori. Ipotesi, se realizzate, in grado di cambiare forse il volto dell’Europa di domani e di evitare crisi future. Ma che sembrano in grado di incidere poco sulla crisi attuale, quella che tutti i giorni si riflette sull’andamento dei mercati azionari e sui rendimenti dei titoli di Stato. Perchè su questo fronte il vertice franco-tedesco di ieri si è apparentemente concluso con un nulla di fatto. Anzi, con due no sonanti e che non lasciano spazio a dubbi. Il primo è quello agli eurobond, i titoli di debito emessi dall’Europa, ipotesi che sembrava per la prima volta fare realisticamente capolino in molte capitali del Vecchio Continente. Non se ne parla, ha detto la Merkel: «non aiuteranno a risolvere la crisi, non sono una soluzione magica». Al massimo possono essere solo il momento finale di un lungo processo di integrazione, ha aggiunto la Cancelliera. Più deciso ancora Sarkozy: gli Eurobond sono addirittura un pericolo per i Paesi più virtuosi, quelli con la Tripla A (come la Francia) che rischiano di vedere pregiudicato il giudizio positivo sulle loro finanze. Strada chiusa anche a un possibile potenziamento del fondo di Stabilità finanziaria, le cui munizioni sono state portate fino a 440 miliardi dal vertice del 21 luglio, ma che per molti analisti è già diventato insufficiente, dopo gli attacchi ai titoli di Stato italiani e spagnoli. Una prima risposta a queste due prese di posizione è arrivata dai mercati americani, gli unici aperti al momento della conferenza stampa congiunta franco-tedesca: i listini, già in perdita, hanno accentuato il rosso, mentre anche l’euro ha mostrato segni di debolezza. I mercati volevano risposte subito e non visioni di lungo termine, è stato il commento. E l’ipotesi di tassare le transazioni finanziarie, ha aggiunto qualche analista, non va a favore del settore creditizio e della posizione dell’Europa come piazza finanziaria internazionale.
Tornando al cuore della proposta avanzata dalla Merkel e da Sarkozy, il governo europeo dell’economia dovrebbe vedere la partecipazione dei capi di Stato e di governo dei 17 Paesi aderenti alla moneta unica. Il nuovo organismo dovrebbe incontrarsi periodicamente durante l’anno e, secondo la proposta che sarà avanzata da Francia e Germania già oggi in una lettera alle autorità europee, dovrebbe essere guidato dal belga Herman Van Rompuy. Per rendere più stringenti i controlli di bilancio nell’eurozona ogni Paese aderente dovrebbe entro il 2012 inserire nella propria costituzione la cosiddetta Golden Rule, la regola d’oro che impone il pareggio di bilancio. Come la Germania ha già fatto e come Italia e Francia hanno annunciato di voler fare. Il resto è ancora tutto da discutere e fumose restano soprattutto le reali competenze (e le eventuali sanzioni) del nuovo supergoverno economico.
I due leader hanno poi annunciato un più stretto coordinamento delle politiche fiscali dei due Paesi, con l’introduzione, tra l’altro, di una tassa sulle società analoga nei due Paesi. Al di là degli aspetti tecnici (evitare il cosiddetto dumping fiscale tra le due economie) anche in questo caso l’obiettivo è stato politico e di immagine: mostrare che il direttorio alla guida dell’Europa si muove all’unisono e senza significative divergenze d’opinioni. Così come ha obbedito a esigenze d’immagine la preparazione del vertice. A caricarlo d’aspettative, con annunci e indiscrezioni, era stato soprattutto l’Eliseo. Sarkozy ha dato il via alla complessa strategia che dovrà portarlo alla difficile rielezione l’anno prossimo e ha bisogno di costruire l’immagine dello Statista impegnato al capezzale dell’Europa. Minimalista era stato invece l’atteggiamento degli uomini di comunicazione del governo tedesco, che devono fare i conti con una diffuso malcontento nella maggioranza di governo. Oggi la parola passa alle Borse.