Spunta il lato oscuro dell’Uomo ragno

In «Spider-Man 3», Raimi racconta la lotta con l’Uomo-sabbia e il perdono

Non era facile per Sam Raimi, alle prese con il terzo episodio di Spider-Man, riuscire a restare all'altezza dei precedenti. Ogni spettatore ha il suo episodio preferito, ma certo Spider-Man 3 non ha la stessa profondità emotiva del numero 2. Si direbbe che Raimi, autore anche della sceneggiatura, tenga in piedi troppe storie e personaggi - magari per un quarto episodio - provocando un eccesso narrativo che può creare un po’ di sconcerto.
Il film si divide in tre blocchi per una durata totale, un po’ eccessiva, di 140 minuti. Nel primo assistiamo all’ormai acquisita popolarità del supereroe in contrasto con l’anonima esistenza del fotoreporter Peter Parker, sempre alle prese con il suo motorino scassato e in cerca del posto fisso al giornale con cui collabora. La relazione amorosa con Mary Jane Watson (la sempre convincente Kirsten Dunst) va alla grande e si parla anche di fidanzamento ufficiale.
Nella seconda parte una strana sostanza nera, caduta dal cielo, gli si appiccica addosso e Peter Parker, ora con la tuta cangiante, dal classico rosso al nero corvino, tira fuori la sua parte più cattiva anche nei confronti dell'amata. Infine la storia si ricompone con Spider-Man a perdonare il malavitoso Flint Marko, l’assassino dello zio, che, in seguito a un incidente, si era trasformato nell'Uomo Sabbia (l’inquietante Thomas Haden Church).
La creazione del lato b, quello più oscuro, dell'Uomo Ragno è la trovata principe di Spider-Man 3, grazie alla quale il regista riesce a sbizzarrirsi, regalandoci, ad esempio, una sequenza che vale il film in cui il bravo protagonista, il finto tonto Tobey Maguire, canta e balla in maniera memorabile.

SPIDER-MAN 3 di Sam Raimi (Usa, 2007) con Tobey Maguire, Kirsten Dunst. 140 minuti