Spunta il "Manifesto" delle buone intenzioni

«Noi amiamo l’Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante ed accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell’etica della responsabilità». Comincia così il «Manifesto per l’Italia, la carta dei valori di Fli, la cui lettura è stata affidata a quell’attore consumato di Luca Barbareschi. Si parla di «diritti certi», «Stato più efficiente e meno invadente», «mercato e concorrenza», di «promozione della legalità contro tutte le mafie», di «etica pubblica e senso civico». Il refrain è il «merito», il no ai «privilegi», alle «caste», alle «rendite di posizione» associato a un’Italia «solidale, attenta ai più deboli e agli anziani, fondata sulla sussidiarietà, che valorizzi l’associazionismo e il volontariato». Si parla anche di «funzione educativa e sociale della famiglia» e contenstualmente la si smonta parlando di «diritti civili di ognuno», così anche gli omosessuali sono contenti. Dopo i proclami su «ambiente, paesaggio, bellezze naturali» e «patrimonio culturale e storico» si parla di economia e si blatera di «giovani, donne e green economy», di «cultura, ricerca e università», di «fisco equo» e di severità con chi «vìola le leggi, evade le tasse, fa il furbo o il parassita».