Spunta una nuova tassa per i pensionati Inpdap

da Roma

Spesso la realtà supera la fantasia. E forse neanche il più accanito detrattore di Tommaso Padoa-Schioppa si sarebbe aspettato l'ultima trappola architettata dal ministro dell'Economia per fare cassa.
Si tratta di un decreto legge poco conosciuto, il numero 45 del 7 marzo 2007, con cui si decide l'iscrizione «di diritto» dei pensionati che godono di trattamento Inpdap, l'Istituto di previdenza del pubblico impiego, e dei dipendenti pubblici e pensionati di enti e amministrazioni pubbliche iscritti ai fini pensionistici presso altri enti o gestioni previdenziali (come l'Inps), al Fondo gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dell'Inpdap stesso. Il che comporta un nuovo contributo di solidarietà, soggetto a un’aliquota dello 0,15 dell'ammontare lordo della pensione e allo 0,35 della retribuzione lorda, che chi appartiene a queste due categorie deve versare all'ente.
L'iscrizione alla gestione unitaria, e quindi il pagamento mensile dell'obolo, sono facoltativi. In realtà, più in teoria che in pratica, perché chi non ne voglia sapere è tenuto a comunicare la recessione entro ottobre 2007, per iscritto, tramite una raccomandata con ricevuta di ritorno alla sede provinciale Inpdap in cui presenta il 730. In caso contrario, scatterà il famigerato meccanismo del silenzio-assenso. E il prelievo, che viene effettuato dallo scorso mese di maggio con trattenuta automatica e trasferito a un fondo per le prestazioni creditizie agevolate erogate dall'istituto (piccoli prestiti, prestiti pluriennali e prestiti pluriennali garantiti), a beneficio di lavoratori e pensionati ad esso aderenti, diventerà definitivo.
Ecco spiegato come mai il governo abbia emesso questo decreto senza fare troppo rumore, e neanche dall’Inpdap sia giunta alcuna comunicazione ai soggetti interessati. E non è un caso che, tra i sindacati del settore, ci sia chi evoca con irritazione un’analogia con la recente vicenda legata al Tfr, su cui però c'è stata, ma non poteva essere diversamente, ben altra informazione. Va detto che per i lavoratori statali iscritti all'Inpdap il contributo dello 0,35 esiste già, ed è obbligatorio: è segnato sulla busta paga, alla voce «fondo credito».
Ma con la piccola cifra che si ottiene da ciascuno di coloro ai quali si è esteso l'esborso, considerando quanto è vasta la platea di impiegati e pensionati statali, se il progetto va in porto il ministero di via XX Settembre finirà per incamerare un secondo tesoretto.
Tesoretto di cui è lecito dubitare che sarà utilizzato per lo scopo dichiarato dal ministero. Quei soldi, infatti, non servono ai dipendenti pubblici iscritti ad esempio all'Inps e lontani dalla pensione, che possono già accedere a prestiti e mutui di natura assistenziale garantiti da quest'ente. Né a quelli prossimi all'età pensionabile che non intendono usufruire di prestiti dopo la pensione o che non vogliono prorogare prestiti già in essere, perché potrebbero incidere sulla liquidazione. Chi ha intenzione di mandare la raccomandata, può scaricare il modulo per la rinuncia all'iscrizione al Fondo sul sito della Federazione lavori pubblici e pubbliche funzioni (www.flp.it).