Spunta la pista omofoba per l’omicidio di Vik Blitz di Hamas: uccisi due killer dell'attivista

La voce circola insistente tra i cooperanti. Per i suoi aguzzini l’italiano "diffondeva vizi occidentali". Ieri le milizie di Hamas hanno ucciso due sospettati. L'esecuzione potrebbe cancellare la verità sulla morte di Arrigoni

Gerusalemme - Mentre la diplomazia italiana cerca di assicurare il miglior trattamento possibile alla salma di Vittorio Arrigoni, a Gaza spunta una pista finora considerata tabù. Che potrebbe far luce su un’uccisione così misteriosa. Tutte le voci sono state prese in considerazione. Tranne una, che invece circola con insistenza tra i cooperanti. Una vendetta generata dall’omofobia degli islamisti, dilagante nella Striscia, finita nel sangue di un italiano e avvolta nel mistero. Troppo scomoda per essere sollevata. L’ipotesi è arrivata fino a Gerusalemme e anche in Italia, confinata nelle stanze di alcune associazioni omosessuali, dove se ne parla e ci si interroga.

Arrigoni aveva potuto assumere atteggiamenti che lo avrebbero accomunato all’ambito gay? Non necessariamente. Forse è bastato aver espresso qualche opinione di fronte alle persone sbagliate. Come la volta che aveva accusato di omofobia un sito filo israeliano. Una posizione che certamente non l’avrebbe reso popolare presso gli estremisti della Striscia.

Quella frase pronunciata dai salafiti, l’accusa di introdurre «vizi occidentali a Gaza» ha fatto scattare nuovi dubbi rispetto alle ipotesi messe in campo finora: dal commando di schegge impazzite fuoriuscite dal braccio armato di Hamas, le brigate al Qassam, al complotto della Cia e di Israele. Ora si ritorna al punto di partenza. Come in un gioco dell’oca da cui non si sa come uscire.

La Striscia di Gaza rimane un’area di crisi dove perfino chi la governa, le autorità di Hamas, fa fatica a dimostrare la propria forza senza suscitare dubbi. Ieri c’è stato un blitz nel campo profughi di Nuseirat contro la cellula integralista salafita sospettata di aver rapito Arrigoni. L’operazione, firmata Hamas, si è conclusa con la morte di due dei ricercati. Proprio quello che alcune associazioni temevano: una rapida esecuzione degli assassini così rapida da seppellire per sempre la verità sulla morte di «Vik».

Tra i salafiti deceduti c’è un terrorista con passaporto giordano, Abdel Rahman al Barizat, noto alle autorità anche con un altro nome di battaglia, Mohammed Hassan. Secondo l’agenzia Maav, si sarebbe fatto esplodere per evitare la cattura. Ma in un contesto in cui Hamas diventa sempre più ambigua nel diffondere notizie, e perde uomini nella guerra interna alla Striscia tra il movimento islamico e i gruppi salafiti, diventa difficile parlare di verità. Nel blitz di ieri sarebbero rimasti feriti anche dei poliziotti. Anche qui siamo nel campo delle ipotesi. Si ha l'impressione che qualcosa non torni. Ascoltate i due arrestati prima che li uccidano, avevano scritto in un appello i tre responsabili del gruppo di cooperazione internazionale per i diritti umani EveryOne Group, rivolgendosi alle autorit italiane, alla Commissione europea e alle Nazioni Unite. Per il caso Arrigoni risultano già in carcere due salafiti palestinesi, che ora sembrano l’unica speranza per capire perché il cooperante italiano sia stato ucciso in quel modo.

Perché si parla di tante piste e non di quella dell’omofobia? «Vogliamo la verità sulla morte di Vittorio Arrigoni», una frase che ricorre anche in alcuni blog, riconducibili ai movimenti omosex, dove la voce dell’assassinio per omofobia circola già da venerdì. E ora si fa largo con più insistenza. Ma tolto di mezzo il presunto mandante col blitz di ieri, forse la verità non si saprà mai. Certo, se questo movente fosse confermato, l’assassino di Arrigoni assumerebbe contorni ancora più tragici, quelli di una barbarie inaccettabile e oscurantista. L’ultima beffa per chi aveva dedicato la sua vita ad aiutare la gente di Gaza.