Spunta pure «Nocciolina». È il pugile Cantatore

Sotto la lente degli inquirenti che indagano sul maxi-riciclaggio ci sono pure «Nocciolina», al secolo il pugile Vincenzo Cantatore, le donne dei boss e perfino il progetto di allargare il «business» all’industria militare. Ma intanto Giusva Fioravanti nega che Gennaro Mokbel, il capo dell’organizzazione criminale, abbia pagato per fare uscire dal carcere lui e la moglie Francesca Mambro, come sembra emergere dalle intercettazioni. Per l’ex terrorista nero, Mokbel è solo «un mascalzoncello di quartiere». Ma ecco i nuovi particolari che emergono dall’ordinanza firmata dal giudice.
IL FAVORE DI «NOCCIOLINA» Il giudice fa riferimento alla Sport promotion srl, società «riconducibile a Cantatore», 39 anni, campione europeo di boxe nel 2007, e per il 95% di proprietà della moglie Francesca Minardi. Il pugile avrebbe favorito Aurelio Gionta alias «Tatanca», uno degli arrestati, facendo «figurare, sulla carta, delle sponsorizzazioni volte a giustificare i trasferimenti di denaro in favore della Sport Promotions». La società, insomma, sarebbe stata una «via di fuga dei proventi del riciclaggio». Cantatore però nega tutto: «Non c’entro nulla, non sono indagato. Non riesco a capire perché sia uscito fuori il mio nome. Mi presenterò dal giudice per chiarire tutto».
LO SVENIMENTO Proprio di questo «favore» parla, in una accesa telefonata, Mokbel con Fabio Arrigoni (anche lui arrestato). In un clima tesissimo Barbara Murri, una delle persone che si trovano vicino a Mokbel, sviene. E il capo grida agli altri: «Portatevela via... ve la portate via per favore? Tirateglie fuori a lingua ... ritirateglie fuori a lingua... gli dovete tirare fuori a lingua signori!... ehhh». Quindi riprende a parlare con Arrigoni: «Ehhh dici del Nocciolina?... eh?... (...) ha salvato il culo al Tatanca...». E la conversazione prosegue.
LE DONNE DEI BOSS Come in ogni storia di malavita che si rispetti, anche questa vede protagoniste le donne dei boss: Giorgia Ricci e la stessa Murri. La prima è la moglie di Mokbel. Il marito la chiama familiarmente in romanesco «piccolè», piccoletta. Ma il diminutivo non le rende giustizia: arrestata per corruzione e trasferimento fraudolento di valori, è in contatto con tutte le figure centrali della vicenda. E in una telefonata mette in chiaro: «Guarda che so io... le so le cose...». Anche la Murri, soprannominata «la Contessa», «aveva dimostrato di essere pienamente a conoscenza delle dinamiche criminali», scrive il gip. A lei Mokbel comunica una per una le cifre spettanti a ciascuno: «Ecchi qua? Barbara? 43 milioni è il totale di questi centocinquantamilioni».
IL BUSINESS MILITARE Il 30 gennaio 2008 Mokbel, al telefono con un non meglio identificato «Walter», gli rivela il progetto di passare dalla telefonia all’industria militare: «Mo, per rifare un po’ di soldi ad un certo livello, bisogna passà altri du anni... capito?... Mo ho comprato... delle società estere... me voglio buttà nell’industria militare...».