Spunta la Sanitopoli della Basilicata rossa: appalti truccati, nei guai i vertici del Pd

Nuova offensiva giudiziaria. Indagati governatore lucano e presidente del Consiglio regionale con
l’accusa di turbativa d’asta Secondo i pm avrebbero pilotato i servizi
di pulizie, facchinaggio e pasti all’ospedale di Potenza. Si indaga sulla gara da 25 milioni di euro

Roma Un’indagine su appalti per pulizia e facchinaggio all’ospedale di Potenza punta al cuore della presidenza della regione Basilicata. Il governatore, Vito De Filippo (Pd), e il presidente del consiglio regionale, Vincenzo Folino (sempre Pd), sono iscritti nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Potenza sugli appalti all’ospedale San Carlo. Il reato: turbativa d’asta. L’iscrizione è recentissima e sinora la notizia è stata tenuta sotto silenzio negli ambienti giudiziario-giornalistici lucani.
Il presidente e l’ex assessore, nomi di spicco del Pd meridionale e uomini simbolo della piccola roccaforte del centrosinistra al sud, sono sospettati dai magistrati di essere intervenuti sulla commissione aggiudicatrice dei servizi all’ospedale San Carlo. Un appalto molto ricco: 25 milioni di euro. Sono sotto inchiesta i componenti della commissione, i vertici de «La Cascina» (il gruppo che ha vinto la gara) e, con Folino e De Filippo, un collaboratore del governatore. Secondo i pm gli indagati «turbavano con metodi fraudolenti il regolare svolgimento della gara pubblica di appalto del servizio di pulizia e dei servizi secondari», ovvero il «facchinaggio» e il «trasporto dei pasti ai malati». L’importo totale della torta era appunto di 25 milioni di euro. La gara era stata bandita dall’ospedale San Carlo diretto da Giovanni De Costanzo (non indagato) ed era stata vinta nell’ottobre dal 2008 da Ati Naer servizi srl. e Vivenda spa, società del gruppo La Cascina.
Secondo la tesi dell’accusa, i vertici della «Cascina» e delle controllate «effettuavano pressioni sul presidente della regione Basilicata De Filippo Vito e l’assessore regionale Folino - come si legge nell’avviso di comparizione per quattro dei sei indagati - così determinando l’intervento di questi ultimi presso Spera Giuseppe», ovvero il presidente della commissione che aveva il compito di assegnare l’appalto. I pm contestano il fatto che dopo le presunte pressioni e poi le «attivazioni» di De Filippo e Folino, l’appalto fosse stato assegnato alle controllate del gruppo La Cascina con un punteggio pari a 5 del capitolato di gara «servizio pulizia e igiene ambientale», contro i 2 punti assegnati al concorrente (Ati Dm Smi), sebbene «entrambe le Ati avessero avuto lo stesso giudizio con riferimento a tale punto».
Proprio per l’ipotizzato «intervento» sulla commissione, il governatore lucano è stato raggiunto da avviso di garanzia. In prima battuta i magistrati hanno sentito, alla fine di novembre, i membri della commissione aggiudicatrice, ma l’inchiesta è in pieno svolgimento.
All’epoca dei fatti, De Filippo era al suo primo mandato da governatore, a tre anni dall’elezione nel 2005, a 42 anni, con il record del 67% dei consensi. Riconfermato nel 2010 con quasi il 61% dei voti, l’ora quarantasettenne governatore del Pd è stato collocato al quarto posto nella classifica estiva del sito Affaritaliani tra i presidenti di Regione più amati, dopo Formigoni, Zaia e Scopelliti. Con un consenso però sceso al 57%.
Da quest’autunno una serie di notizie di stampa hanno innescato feroci dibattiti in rete, soprattutto su Facebook, in merito alla gestione della cosa pubblica in Basilicata. Un episodio recente che ha creato sdegno sui network riguarda l’assessore provinciale al Bilancio Vito Di Lascio. Dai documenti pubblicati sui quotidiani locali, l’assessore risulta incredibilmente vincitore del concorso pubblico in Regione per due posti a tempo indeterminato di «funzionario in materie economiche, finanziarie e statistiche». Il primo posto è stato il suo. L’assessore-funzionario è stato bersagliato su Facebook da commenti spietati. Nel concorso ha totalizzato il massimo dei punti: 90 su 90.
E il Quotidiano della Basilicata ha pubblicato ieri la notizia di un buco di bilancio di 4 milioni di euro nelle casse dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arpab) con il dettaglio delle spese pazze per affitti e posti auto.