Spuntano nuove intercettazioni: il Palazzo trema

La procura di Roma sta lavorando su un’inchiesta che coinvolge numerosi
politici, funzionari pubblici e magistrati eccellenti. Un inquirente: "Conversazioni devastanti, se vengono fuori scoppia un finimondo"

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Un altro terremoto giudiziario si prepara a far tremare il Paese. L’epicentro è Roma, precisamente piazzale Clodio, dove ha sede la procura della Capitale. Qui c’è un fascicolo d’indagine che rischia di far più rumore dell’inchiesta sui grandi eventi che ha toccato i vertici della Protezione civile. Dentro quei faldoni ci sarebbero i nomi di numerosi politici di primo piano, ma anche funzionari di un importante dicastero, e diversi magistrati eccellenti. Tutti coinvolti via via in un’inchiesta che era cominciata analizzando i rapporti tra un politico di primo piano e un «faccendiere» già noto alle cronache giudiziarie. L’ipotesi di reato iniziale era corruzione. E quando sono partite le intercettazioni, gli inquirenti sono arrivati, a catena, ad ascoltare un «parterre» illustre. Che, come detto, oltre a un buon numero di parlamentari, comprenderebbe magistrati, alcuni dei quali con importanti incarichi «esterni», imprenditori e alti dirigenti pubblici e privati. Come capita sovente, le condotte «rilevate» dagli inquirenti nel corso del lavoro investigativo non incardinerebbero profili di rilevanza penale eclatante. Dal contenuto delle intercettazioni emergerebbe però uno scenario fatto di scambi di favori e richieste, capace di colpire - negativamente, va da sé - l’opinione pubblica, e di alimentare i sentimenti di antipolitica già molto diffusi. «Se i brogliacci, o peggio ancora le trascrizioni, di alcune delle conversazioni intercettate finissero sui giornali, scoppierebbe il finimondo», dichiara nei corridoi di piazzale Clodio uno degli inquirenti. Ma di che si tratta? Secondo le prime indiscrezioni, l’inchiesta verterebbe sulla liceità di alcuni «affari» pianificati in Sardegna dai primi protagonisti «puntati» dalla procura di Roma. Indagando su questo business ancora in fase iniziale, gli investigatori si sarebbero imbattuti in Flavio Carboni, l’imprenditore da poco assolto nel processo di primo grado per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, trovato appeso e privo di vita sotto il Blackfriars bridge, a Londra. Il nome di Carboni sarebbe tra gli indagati in questo nuovo fascicolo, affidato al pm Giancarlo Capaldo, lo stesso che si sta occupando sia dell’affaire Marrazzo che dell’indagine su Fastweb e Telecom Sparkle. E monitorando le attività e l’entourage dell’imprenditore, i carabinieri di Roma sarebbero incappati in frequenti contatti «politici». Tra i nomi che compaiono in questa fase, perché direttamente o indirettamente «ascoltati» in fase di intercettazione, vi sarebbe anche il senatore Marcello Dell’Utri, nonché il coordinatore del Pdl Denis Verdini.

I due esponenti politici, però, non sarebbero indagati nel fascicolo assegnato a Capaldo. C’è chi fa notare, però, che per una curiosa coincidenza sia Dell’Utri che Verdini sono alle prese il primo con la sentenza d’appello per l’accusa di concorso esterno a Cosa nostra, il secondo con l’inchiesta sulle grandi opere, che lo vede indagato. Anche Carboni, dal canto suo, è in attesa della sentenza di appello sul caso Calvi.

Nell’inchiesta, come detto, sarebbe al vaglio anche l’operato di alcuni magistrati in servizio o distaccati presso altre amministrazioni. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe soffermata su una «associazione» privata che annovera tra i suoi soci diverse toghe, alcune delle quali attive nel gestire o tessere rapporti relativamente ai «business» al centro delle indagini. Quale sia il nesso che lega i vari filoni è presto per dirlo. La procura ha da poco chiesto la proroga delle indagini. Segno che i magistrati romani intendono scavare più a fondo.