La spy story che fa infuriare Colombo

L’articolessa con cui Furio Colombo ha svelato, sull’Unità di ieri, «l’altra faccia della destra», è impressionante non per gli argomenti - forse perché sono prevenuto mi sembrano debolissimi - ma per il livore e l’accanimento trasudanti da ogni parola, da ogni riga. Par d’essere tornati ai momenti peggiori delle più forsennate polemiche elettorali. Silvio Berlusconi è il male assoluto, la coalizione di cui è leader non ha alcuna connotazione democratica. Si tratta d’una destra non liberale, non competitiva e meritocratica, non tollerante, priva di spunti anche apparenti e marginali di democrazia. Il famoso regime, insomma: autoritario e repressivo a tal punto da avere ceduto il potere due volte per un responso sfavorevole delle urne. E la seconda volta lo scarto è stato di 25mila voti, insomma una sconfitta che era quasi una vittoria.
Ma questo rispetto scrupoloso delle regole democratiche è robetta in confronto ad altre colpe che al tiranno di Arcore vengono addebitate. La maggiore tra esse - e la più attuale - concerne secondo Furio Colombo lo spionaggio economico cui si sono dedicati funzionari, impiegati, militari rivestiti d’incarichi pubblici. Esibendosi in un processo logico al cui confronto le requisitorie di Saint Just sembrano garantiste al massimo, Furio Colombo enuncia, nella sua tumultuosa prosa, una certezza assoluta: la raccolta di informazioni sui conti di Romano Prodi e famiglia è stata ordinata dal Cavaliere, o in nome suo. «Un fatto grave - scrive Colombo - che mette in evidenza le condizioni di sbandamento, illegalità e disponibilità agli abusi che ha contraddistinto il governo di Berlusconi e della sua gente».
Sono certo che a questo punto erompe, in voi che leggete, una domanda. Ma cosa va dicendo il Colombo furioso, non ha saputo che lo stesso Berlusconi e i suoi figli, Napolitano, Ciampi, attori, attrici, calciatori, Emilio Fede sono tra i soggetti presi di mira? L’ex ministro Tremonti ha definito «guardoni» gli intrusi di Stato, Clemente Mastella è d’accordo e lo stesso ministro Visco - cui si dovette anni fa questa struttura d’indagine - la pensa suppergiù così. Ma a Furio Colombo non la si fa. Non si lascia trarre in inganno da ingenuoni del centrosinistra caduti nella trappola reazionaria o da marpioni del centrodestra che la trappola l’hanno architettata. Lui ha pronta la risposta per ogni obbiezione.
L’attenzione rivolta ai Berlusconi o a Napolitano o a Ciampi o a Sabrina Ferilli era un astutissimo espediente. «In qualunque film di spionaggio - cito ancora il Nostro - il più ovvio tipo di depistaggio è quello di confondere e mischiare i percorsi. La velina e il calciatore sono un ottimo materiale per poter rispondere con relativo candore al magistrato che vuole sapere perché: «Vede dottore, non c’è un perché. Il nostro servizio si occupa di tutti». Bravo Colombo. La verità alfine emerge. Così s’imparano, i manutengoli del centrodestra, a tentare questi colpi bassi. L’unico autentico bersaglio era Prodi, il resto contorno.
Il thriller colombiano, che ha anche aspetti d’involontaria ma autentica comicità, scade nella conclusione. «Sembra urgente a chi scrive l’istituzione d’una commissione parlamentare d’inchiesta che si assuma la responsabilità di portare un minimo di risposte logiche e razionali, di spiegazioni e di rivelazioni su ciò che è davvero avvenuto». Davvero qui il Furio Colombo mi delude. So che l’invocazione d’una commissione parlamentare d’inchiesta per ogni questione o questioncella appartiene al repertorio un po’ trombonistico della sinistra, ma nel caso specifico che bisogno ce n’è? Furio Colombo ha già provveduto a fornirci spiegazioni e rivelazioni. Il fatto che non siano sorrette da alcuna prova, e che obbediscano unicamente a pulsioni antiberlusconiane arcane e irresistibili come il vampirismo, è del tutto trascurabile.