Spy story Ferrari Alonso: "Sì, sono io il supertestimone"

Dura lettera di Mosley ai piloti McLaren. E sia Fernando che De La Rosa hanno subito collaborato con la federazione

Nostro inviato a Monza

La formula uno rischia di implodere. La formula uno ha ormai paura di se stessa. Tempo fa patron Flavio Briatore era solito dire che «in questo ambiente molti amano fare le cose complicate: se c’è una porta piccola e un cancellone, tutti provano a entrare dalla porta piccola perché il cancellone sembra cosa troppo semplice...». Ha ragione lui. Sta succedendo questo. Benché la spy story e il dossier trafugato siano innegabilmente storia vergognosa e triste, resta, anzi, cresce la sensazione che si sarebbe potuto affrontare il tutto in modo meno deflagrante. Ma tant’è. Così, ecco ieri proprio Briatore fare la spola dal suo motorhome a quello della McLaren, due volte nell’arco del pomeriggio, la prima per quindici minuti, la seconda per poco meno. «Sono andato solo a vedere quanto è bello il loro motorhome, vorrei farne uno simile anche io», dirà la prima volta; «Io a chiedere Alonso? Macchè, io non vado a chiedere niente a nessuno...», aggiungerà. Infine, sulla spy story e le e-mail ai piloti McLaren: «La Renault non è parte interessata in questa vicenda... le e-mail? Non so nemmeno usare il telefonino, figuriamoci le e-mail...».
Per cui un Briatore insolitamente poco loquace, segno che il momento è di vera tensione. Anche perché nel paddock si ipotizza che il manager Renault, più che a chiedere Alonso a Dennis, sia andato, come dire, a cercare diplomaticamente (forse per conto di Ecclestone) di indicare al capo McLaren la retta via per uscire dal casino. Fatto sta, ieri, nel paddock, le facce erano quelle di chi teme che il baraccone vacilli. «Qualsiasi cosa accada – provava a tranquillizzare gli animi Jackie Stewart – anche se la McLaren dovesse venir estromessa, questo non decreterebbe la fine della F1... Qui nessuno è insostituibile».