UNA SQUADRA DA 7 IN CONDOTTA

Caro direttore, non invidio la posizione della presidente del gruppo consiliare del Popolo della Libertà del comune di Genova, Raffaella Della Bianca. Essa si sente trasformata in un retravicello che non riesce a fare quello che la sua carica comporta. Capisco che la disciplina di gruppo è difficile quando c'è un parlamentare autorevole come il senatore Enrico Musso, che vedo ora promuovere un convegno con le comunità islamiche e con il giurista, «teologo e politologo» autoproclamato in tutte queste figure come Peppino Orlando, suo sostenitore durante la campagna elettorale.
Il Popolo della libertà non è un partito liberale di massa. Vi sono uomini e donne di tutte le culture e vi sono componenti religiose cristiane e cattoliche. Applicare al Popolo della libertà il metodo del partito liberale storico di indifferenza alla «plebe» visto come il luogo del pregiudizio, è l'inciampo del partito liberale, che aveva avuto un grande uomo di popolo come Giovanni Giolitti. Ma finì per cadere davanti il fascismo e diventò nella prima Repubblica un partito minoritario. Una moschea è una questione sensibile e nella situazione sociale che sarà provocata dalla crisi finanziaria, creare nuovi motivi di tensione sembra inopportuno.
Il Popolo della libertà è appunto un popolo che chiede di essere rappresentato come popolo e ha scelto Berlusconi in tutta Italia come suo eletto.
I consiglieri comunali sono tutti eletti con il brand di Berlusconi. Ed è noto che il presidente del Consiglio è, con motivate ragioni, contro le preferenze. E le sue ragioni sono divenute tanto più forti quando la crisi mondiale fa dello Stato nazionale e del suo governo il decisore ultimo. Il plebiscito a Berlusconi ha salvato la democrazia italiana. Anche i quattro consiglieri comunali che hanno votato contro la linea di Berlusconi dovrebbero capire che non sono stati scelti per le loro belle facce.
Quanto ad Alberto Gagliardi, lo sappiamo: «ama, ed è riamato, e il cuor s'allegra». Gagliardi è stato sempre sensibile al fascino femminile fuorché in politica, ma che ora si schieri con la Vincenzi come un cavaliere azzurro che viene a liberarla dal dragone di Burlando è francamente comico. Anche Alberto è stato eletto con il brand di Berlusconi. Egli ha dato moltissimo a Forza Italia ed è stato escluso dalle liste parlamentari con una brutalità che non aveva ragioni e che era inattesa. Ma da questo a diventare il vincenziano in campo azzurro ci corre, anche lui è stato eletto con il brand di Berlusconi e, fino a che rimane in Forza Italia per il Popolo della libertà, ha l'obbligo di praticare le scelte del partito.
Caro direttore, credo che anche le prossime europee avranno per oggetto il governo visti i tempi in cui andiamo incontro. E quindi saranno su Berlusconi e Tremonti. Ma gli eletti nelle liste del Popolo della Libertà devono ai loro elettori la fedeltà al partito che questi hanno scelto. Genova non sarà tolta alle sinistre, che è difficile ma non impossibile visto la crisi della sinistra, ma non con un gruppo consiliare che manca del requisito fondamentale per governare oggi: la sua unità.
bagetbozzo@ragionpolitica.it