La squadra dei detenuti decimata dall’indulto: «Ci ha fatti retrocedere»

La bufera di calciopoli non c’entra nulla. Le intercettazioni telefoniche neanche. Luciano Moggi neppure. Non ci sono dubbi. A mettere nei guai la formazione dei detenuti del carcere di Bollate è stato l’indulto. Aperte le celle, la «Seconda casa di reclusione», questo è il nome della squadra, ha infilato una serie di risultati negativi. Conseguenza immediata: retrocessione. I migliori - difensori, centrocampisti, bomber - se ne sono andati. Mica ceduti al calcio mercato. Fuori. La compagine, che militava nel campionato di seconda categoria, è rimasta con un solo effettivo: il portiere. Non il contesissimo Gianluigi Buffon, in ogni caso un estremo difensore di tutto rispetto. Peccato sia rimasto solo: i compagni di squadra, svincolati a parametro zero da Clemente, di nome e di fatto, hanno appeso le scarpe al chiodo. Sconsolato, Nazzareno Prenna, il mister che ha messo e ci mette un sacco di passione e d’entusiasmo. «Mi sono trovato, senza calciatori. Ditemi voi cosa potevo fare?» Lo dica lei. «Ecco, mi sono rimboccato le maniche e con pazienza ho rimpiazzato la rosa. Per finire il campionato ho dovuto far scendere in campo qualche studente della mia scuola». Tesserati gli «stranieri». Del resto da un giorno all’altro, ve lo assicuro, non è facile trovarsi agli allenamenti solamente col portiere. Fatte tutte le ovvie proporzioni chiedete se la stessa cosa capitasse a Josè Mourinho, Claudio Ranieri o Carlo Ancelotti». Be’, ora che fa, esagera? «No, in ogni caso, io faccio tutto con tanto impegno e quindi sono veramente rimasto deluso. Contento per i calciatori che hanno riguadagnato la libertà, ma per quanto mi riguarda dovevo pensare anche al campionato. Sapete, siamo arrivati in testa alla classifica». Poi? «Retrocessi in terza. Non funzionavano più gli schemi, è mancato – continua Prenna - lo spirito di gruppo, quello che i cronisti sportivi definiscono lo spogliatoio. Da una squadra forte e competitiva mi sono trovato a rifare tutto in soli quindici giorni. Dopo sei anni con la stessa formazione, approvato l’indulto ho dovuto arrangiarmi». La squadra dei detenuti di Bollate è l’unica in Italia iscritta ad un torneo riconosciuto dalla Federazione Italiana Gioco Calcio. «Quelli che scendono in campo – aggiunge il mister che insegna alla scuola media Da Vinci di Limbiate – per le partite fuori casa devono ottenere il permesso dal giudice di sorveglianza». Adesso sono arrivati nuovi «acquisti» e «La seconda casa di reclusione» sembra uscita dalla lunga crisi di risultati. «Prima giocavamo tutte le partite tra le mura amiche. Poi gli avversari hanno protestato. Adesso andiamo anche in trasferta. Domenica abbiamo vinto 2 a 1 contro il Mojazza Calcio di Milano. Devo ammettere: una bella soddisfazione e una gran rivincita». Speriamo - per lui - che non arrivi un altro gesto di clemenza.