La squadra con Hezbollah sulla maglia

Il pugno verde che impugna il mitra. Il mondo, rappresentato da un cerchio sottile dello stesso colore su campo giallo, è solo un campo di conquista. Hezbollah è una macchina da guerra ma finora pensavamo che fosse chiuso nel recinto libanese. Errore: adesso i guerriglieri sciiti hanno fatto proseliti. Dove? In una squadra di calcio della Sardegna che, è il caso di dirlo, ha trasferito armi e bagagli del logo dei «partigiani» musulmani sulle maglie. La formazione, che giocherella nei tornei minori dell’isola, è stata prontamente ribattezzata Zassbollah, a testimoniare tanto ardore rivoluzionario. No, non è fiction, ma la realtà raccontata dal sito Lisistrata e ancor prima dai superesperti di Islam e dintorni di Memri.
Memri il 30 dicembre ha scovato un servizio trasmesso dal Al Manar, la tv del partito di Dio (questo vuol dire Hezbollah), che non è solo un movimento armato, ma anche una formazione politica e tante altre cose. Dunque, Al Manar, chissà come, ha scovato questi discepoli lontani ma volonterosi e ha addirittura intervistato uno dei componenti del team, Davide Volponi, che avrebbe detto queste ispirate parole: «Abbiamo messo insieme il cognome del capitano che si chiama Zasso con la parola Hezbollah ed è venuto fuori Zassbollah, così metteremo più paura agli avversari che capiranno come noi siamo pronti a lottare come avete fatto voi con Israele». Con i razzi, le bombe e le imboscate.
C’è da stropicciarsi gli occhi. E invece le foto, disponibili su internet, documentano l’incredibile predilezione degli undici giocolieri: la maglia nera tradizionale e poi quel rettangolo, cucito all’altezza del cuore, riempito da feroci linee verdi, dall’immagine aggressiva di quel mitra, da altri simboli stilizzati che tutti leggono come missili. Il fair play? Spiega tutto lo speaker di Al Manar: «Avevano bisogno di un nome di battaglia che li aiutasse a tirare su il loro morale e a prepararsi alla vittoria finale». Non importa se prendendo a modello un gruppo accusato dalla comunità internazionale di terrorismo.
Certo, il palmares del cacofonico Zassbollah è piuttosto modesto: «Partecipante per quindici anni alla Carioca football club», insomma molte pedate amatoriali a livello di dopolavoro o, se vogliamo, di scapoli e ammogliati, magari nella nobile cornice dell’Amsicora, il vecchio stadio di Cagliari. E poi quel nome fantozziano annacqua il vino della sfida a livello quasi caricaturale. Qualcosa però non torna: Zassbollah inneggia ai soldati dello sceicco Hassan Nasrallah, all’Inter invece contestano la croce sulla casacca. Sono queste le nuove regole del gioco.