Ma in squadra i sammarinesi sono solo due

Nel campionato del sessantenario, il baseball italiano scrive per la prima volta nell'albo d'oro il nome di una squadra di un altro Stato. È infatti il San Marino a cucirsi il tricolore sul petto dopo sette intense, appassionanti sfide scudetto contro il glorioso Nettuno, che di titoli ne ha invece 17. Una novità assoluta per il baseball di casa nostra, un evento storico per lo sport nazionale. San Marino campione d'Italia entra così nella storia con uno scudetto sfiorato una prima volta nel 2005 e centrato l'altra notte vincendo la sfida decisiva per 7-5 contro un mai domo Nettuno che aveva respinto ben due match-point. Ma che, alla fine, ha capitolato, sul diamante di casa, proprio alla «bella». L'epilogo, otto minuti dopo la mezzanotte, il momento più esaltante per il club sammarinese, fondato nel 1985, che quel primo scudetto lo voleva, eccome. Un'impresa che porta la firma anche di Doriano Bindi che a San Marino è nato (49 anni fa), vive ed allena, dopo otto stagioni come giocatore e un passato negli Usa da ragazzo con la famiglia.
Una vittoria costruita grazie ad un gruppo compatto, con uno zoccolo duro di italiani, più alcuni latino-americano e qualche «yankee» e due soli sammarinesi (Lonfernini ed Ercolani). Hanno spento le velleità del Nettuno a suon di fuoricampo, dieci nella serie finale, con l'italo-argentino De Biase, devastante in attacco. Destino ha voluto che a dare una svolta alla sfida che valeva una stagione intera fosse proprio un nettunese, Francesco Imperiali, classe 1983. Dopo aver vestito la casacca laziale ed un biennio da rookie con i Seattle Mariners, l'anno scorso aveva preso la via sammarinese in cerca di gloria. Suo il fuoricampo da 3 punti che sull'1-1 alla terza ripresa ha permesso l'allungo determinante dei Titani. «Lo swing più importante della mia vita - dice Imperiali - una sola battuta in tutto il match, ma quella fondamentale». Sull'altra sponda, suo fratello Renato, di 5 anni più giovane. Stanotte sono rientrati sotto lo stesso tetto, a Nettuno, dove lo scudetto in un caso o nell'altro l'avrebbero comunque festeggiato.