Squalificato, scende in campo spacciandosi per il gemello

Una storia di doppi e mistificazioni. La storia è avvenuta nella seconda categoria molisana: Rufrae Presenzano contro il Cerro al Volturno. La truffa è stata scoperta dopo le chiacchiere da bar.

Lui è l'altro. Il doppio, il sosia, il gemello, quasi impossibile distinguerli. Lui indossa la stessa maglia di sempre, quella con il numero sette, ma questa volta tutti pensano che sia l'altro. Quello che non si è visto sbattere il cartellino rosso in faccia solo una settimana fa. Quello non squalificato, uno stinco di santo, ma con la palla tra i piedi nulla di straordinario. Lui questa volta gioca con il nome dell'altro, ma la faccia è la stessa. Sono uguali. Sono gemelli. Monozigoti. Solo che uno gioca bene e l'altro no. È questione di doppio passo. La sua squadra è il Rufrae Presenzano, seconda categoria molisana, girone A. Storia di provincia e di campi in terra battuta. Qui non cresce l'erba. Questa volta si gioca contro il Cerro al Volturno e bisogna vincere. Serve un'idea. Il più forte della squadra è squalificato. È un'ala destra vecchio conio, dribbling stretti e testa alta. Uno che incrocia e segna. Serve appunto un'idea. Il ragazzo ha un gemello, proprio identico a lui. Il fratello sosia è una riserva. Questa potrebbe essere la sua occasione. Invece no. L'idea è semplice: perché non far giocare quello bravo? Tanto sono uguali. Neppure nello spogliatoio si riconoscono. Certo, il fuoriclasse è un po' un musone. L'altro invece è scarso, ma simpatico. Ma queste sono cose che gli avversari non sanno. E così va. L'arbitro non si accorge di nulla. Il Rufrae vince e il gemello sbagliato, quello che non doveva scendere in campo, quello squalificato, gioca una gran partita. Qualcuno però non tiene la bocca chiusa, certe storie si raccontano nel terzo tempo, dentro i bar, si sghignazza, si narra ai posteri la gran furbata. La voce corre e arriva dove non deve arrivare. Cioè alla squadra avversaria e non la prendono bene. Qui serve un richiamo alla giustizia sportiva. La Figc convoca i gemelli e li mette a confronto con l'arbitro. L'uomo in nero dice: e che ne so, a me sembrano uguali. Nessuno può dire quale dei due è il campione. Nessuno. Serve una confessione. Partono le minacce e qualcuno canta. Dice tutto. Finisce così, con un tre a zero a tavolino per il Cerro al Volturno. E la squalifica di Raffaele Caimano, lui, il gemello di troppo.