Squillo low-cost nuove padrone delle strade

Squillo di strada d’Oriente il cui tariffario non supera i 5 euro, bande rivali che sostituiscono la violenza con il denaro, scarsa efficacia delle operazioni di prevenzione e della repressione che le forze dell’ordine sono capaci di mettere in campo. A tracciare un quadro a tutto tondo del fenomeno della prostituzione a Roma è stato il capo della squadra mobile della Questura capitolina, Vittorio Rizzi, ospite della trasmissione «Matrix» su Canale 5. «Si tratta di un fenomeno in costante evoluzione - ha detto Rizzi - attualmente, per esempio, ci troviamo ad affrontare il problema di una prostituzione di area orientale a basso costo. Abbiamo registrato anche casi di cinesi che si accontentano di 5 euro. Una situazione per certi versi clamorosa che pone dei rischi anche sul piano sanitario».
Parlando subito dopo dell’efficacia degli interventi delle forze di polizia, Rizzi ha sottolineato alcune criticità, tra cui l’effetto «vasi comunicanti». «Quando si va a intervenire mandando via le squillo da una determinata strada, ad esempio la Salaria, accade subito che queste si riversino in un’altra zona, come la Togliatti, spostando così il problema solo da un’area all’altra».
Poco efficaci, ha aggiunto il capo della mobile romana, gli strumenti in mano alle forze dell’ordine. «Sul fronte della prevenzione - ha spiegato - i pattuglioni e il conseguente accompagnamento delle lucciole in Questura sembrano un palliativo, dal momento che dopo le operazioni di fotosegnalamento, se sono comunitarie, non possiamo far altro che rilasciarle», fatte salve eventuali denunce per reati come ad esempio quello di atti osceni. Più efficace la repressione, anche se sconta lunghezze dei tempi per la necessità di raccogliere prove e lo svolgimento dei processi giudiziari.
Nello stesso tempo si assiste anche a un tentativo delle bande criminali che gestiscono la prostituzione di abbassare il livello di conflittualità tra loro per allentare la pressione delle forze dell’ordine. «Da indagini concluse e in atto, è emerso ad esempio che queste bande tendono a risolvere i conflitti tra di loro infliggendosi pene pecuniarie».
Per quanto riguarda i modelli di intervento che danno risultati, ricordando le sue esperienze a capo della squadra mobile in città diverse come Venezia, Milano e Roma, Rizzi ha inserito la collaborazione tra forze dell’ordine e servizi sociali: «Con i servizi sociali - ha spiegato - si è riusciti ad abbattere le barriere, anche linguistiche, con le prostitute, e oggi gran parte delle denunce di sfruttamento arrivano proprio grazie a questi interventi. Ad esempio a Roma, nel 2007, ci sono state circa 50 denunce, a fronte delle 100-120 dell’anno precedente. Segno che il fenomeno dello sfruttamento si va affievolendo». Circa la possibilità di arginare il fenomeno attraverso norme punitive per i clienti Rizzi non è voluto entrare nel merito: «Questa - ha concluso - è una scelta che spetta alla politica e al Parlamanto: il nostro è un contributo esclusivamente tecnico.