Squitieri: «Ma quel film dovevo dirigerlo io»

da Roma

Pasquale Squitieri sarà alla Mostra di Venezia per Hotel Meina di Carlo Lizzani, la cui sceneggiatura reca anche la sua firma. Il film racconta l'eccidio tedesco di ebrei italiani sul lago Maggiore alla fine di settembre 1943: dopo l'armistizio concluso dal Regno d'Italia con gli Alleati, che occupavano Sicilia, Sardegna e Calabria, e la conseguente occupazione tedesca del resto della penisola; e prima che si formasse la Repubblica sociale.
Signor Squitieri, lei è uno sceneggiatore di Hotel Meina, ma il progetto era che lei dirigesse il film.
«Il progetto aveva già l'approvazione governativa, con relativo finanziamento. Poi la produzione m'ha chiesto di rinunciare: gli eredi Nozza non volevano che dal libro si traesse un film, se a dirigerlo ero io».
Non si può piacere a tutti.
«A non piacere è la mia opinione sulla persecuzione degli ebrei».
Non ne sarà stupito!
«In effetti la lettera dell’agente letterario degli eredi Nozza allegava il documento di un istituto ebraico americano: una sorta di “fascicolo Squitieri”, dove certe mie dichiarazioni erano giudicate antiebraiche».
In sintesi, qual è la sua posizione?
«Le leggi italiane applicate fino all'occupazione tedesca discriminavano, ma non facevano assassinare gli ebrei».
Dunque lei non negava la strage?
«No. Catturati in un bell'albergo, poi uccisi dai nazisti tedeschi nel settembre 1943, quegli ebrei erano sopravvissuti a tre anni di guerra mondiale sotto il Regno d'Italia. Io sottolineavo questo antefatto, chiaro anche nel libro di Nozza».