Sri Lanka, bombe su orfanotrofio fanno strage di ragazzine tamil

Nella capitale Colombo l’’ambasciatore del Pakistan scampa a un attentato nel quale muoiono 7 persone

Fausto Biloslavo

Sessantuno orfani tamil sono stati uccisi dai bombardamenti governativi nel nord-est dello Sri Lanka, anche se i militari di Colombo sostengono di aver colpito un centro di addestramento per ragazzi soldato. Nella capitale una trappola esplosiva ha mancato per un soffio l’ambasciatore pachistano uccidendo sette persone. La fragile tregua fra separatisti tamil e truppe governative, che durava dal 2002, è saltata all’inizio dell’anno con uno stillicidio di scontri che hanno provocato circa 800 morti.
Ieri l’aviazione di Colombo ha attaccato la cittadina di Mullaitivu, sulla costa nord-orientale dell’isola. Secondo i guerriglieri tamil, le bombe hanno colpito un orfanotrofio che ospita 400 ragazzi: 61 di loro, in gran parte ragazzine, sono morti. Altri 129 orfani sono rimasti feriti nel bombardamento definito «atto terroristico intenzionale e inumano» da parte del Ltte, il fronte di liberazione delle «Tigri» tamil, la formazione guerrigliera che da oltre vent’anni combatte per un proprio stato nel nord-est dell’isola.
Mullaitivu si trova nella zona «liberata» dalle «Tigri» e abitualmente vi risiede il leader dei guerriglieri, lo spietato Vellupillai Prabhakaran, nemico numero uno del governo dello Sri Lanka. Colombo ha respinto l’accusa di strage sostenendo, attraverso il portavoce militare, capitano Ajantha Silva, di avere «le prove che si trattava di una base delle Tigri». Sul sito web delle Forze armate è stata pubblicata una foto che dovrebbe dimostrare come l’orfanotrofio fosse un paravento per la lotta armata.
Secondo l’esercito singalese, i ragazzini, dai 15 ai 18 anni, stavano addestrandosi alla guerriglia, mentre le «Tigri» sostengono che frequentavano delle lezioni di pronto soccorso. Le prime indiscrezioni degli osservatori internazionali, confermano la strage, ma non è chiaro se i giovani fossero solo orfani o arruolati a forza dai guerriglieri come carne di cannone.
Mullaituvu era stata duramente colpita dallo tsunami alla fine del 2004 e qualche mese dopo l'Unicef e Amnesty international avevano denunciato che il gruppo separatista, bollato come terrorista dall’Unione europea, stava reclutando gli orfani dell'onda assassina. La pratica dei giovanissimi soldati bambini è diffusa nel conflitto dello Sri Lanka, in particolare per gli orfani. Quando diventano grandi, vengono selezionati i migliori per missioni suicide. I tamil sono stati i primi a utilizzare la tattica degli attentati kamikaze mandando a morire anche giovani donne.
Il conflitto interno nello Sri Lanka non risparmia neppure le chiese, dove molti tamil si rifugiano. Si calcola che almeno 100mila persone siano state costrette a lasciare le loro case negli ultimi mesi. Ieri le «Tigri» denunciavano l’attacco con razzi e tiri di artiglieria della chiesa di San Filippo Maria nella penisola di Jaffna. I militari hanno smentito sostenendo che sono stati i guerriglieri ad asserragliarsi nel luogo di culto utilizzando i profughi che vi avevano trovato rifugio come scudi umani. Una volontaria italiana, rientrata agli inizi di agosto dallo Sri Lanka, ha portato a casa le foto della chiesa di Sant’Antonio, a Mutur, trasformata in campo profughi da donne e bambini tamil. Quattro giorni dopo aver scattato le immagini la parrocchia è stata bombardata dall’artiglieria governativa. Secondo le suore carmelitane del luogo, un bimbo di otto anni è rimasto ucciso e almeno tre donne ferite.
La violenza investe anche la capitale, dove ieri mattina una mina è stata fatta saltare al passaggio dell’ambasciatore pachistano a Colombo, Bashir Wali Mohammed. Il diplomatico è rimasto miracolosamente illeso, perché la bomba è esplosa con qualche attimo di ritardo investendo il mezzo di scorta. Sette persone sono rimaste uccise e 17 ferite. Il Pakistan appoggia diplomaticamente il governo dello Sri Lanka e gli fornisce armamento sofisticato. Si sospetta che dietro l’attentato ci siano le «Tigri».