Sri Lanka, le "Tigri" Tamil depongono le armi

Le Tigri Tamil in Sri Lanka hanno annunciato di aver cessato di
combattere. Lo scrive Pathmanathan, il capo del servizio
diplomatico delle Tigri, sul sito Tamilnet. Il leader tamil Velupillai Prabhakaran pronto a partecipare a un processo di
pace. Piegati dall'offensiva dell'esercito cingalese

New Delhi - Le Tigri Tamil in Sri Lanka hanno annunciato di aver cessato di combattere. Lo scrive Selvarasa Pathmanathan, il capo del servizio diplomatico internazionale dell'esercito di Liberazione delle Tigri Tamil, in un comunicato urgente diffuso dal sito Tamilnet.

Pathmanathan, ritenuto un moderato all'interno del movimento Tamil, ha denunciato un atteggiamento debole del mondo nei confronti dei civili: "Nonostante la nostra richiesta al mondo di salvare migliaia di persone a Vanni dalla morte - scrive Pathmanathan - il silenzio della comunità internazionale ha solo incoraggiato l'esercito dello Sri Lanka a continuare la guerra fino alla sua amara fine. Nelle ultime 24 ore, oltre 3.000 civili giacciono morti sulle strade mentre 25.000 sono feriti gravemente senza aiuti medici". "Consci di questo - dichiara Pathmanathan - abbiamo già annunciato al mondo la nostra posizione di mettere a tacere le nostre armi per salvare il nostro popolo".

Il presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa ha interrotto una visita ufficiale in Giordania ed è rientrato oggi a Colombo per celebrare "una nazione libera dal terrorismo" dopo i successi militari nei confronti dell'Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte). Lo riferiscono i media cingalesi. Fonti dell'aeroporto internazionale della capitale cingalese hanno confermato che Rajapaksa, che dovrebbe rivolgere un discorso alla nazione riguardante "la vittoria sul terrorismo dell'Ltte", è stato ricevuto al suo arrivo da numerosi membri del governo e da esponenti di varie confessioni religiose che lo hanno chiamato 're Dutugemunu'. Dutugemunu fu un sovrano che regnò sul territorio dell'attuale Sri Lanka fra il 161 ed il 137 a.C. che sconfisse il 're usurpatore' Tamil di Anuradhapura, proveniente dall'India.

Civili in fuga Fra venerdì ed oggi sono quasi 50.000 i civili che, quali "ostaggi della guerriglia Tamil", hanno potuto lasciare la "zona di sicurezza" nello Sri Lanka nord-orientale. Lo ha riferito un portavoce dell'esercito cingalese. In particolare, si legge in un comunicato "circa 36.985 civili che erano intrappolati nella 'no fire zone' hanno raggiunto la salvezza nelle ultime 24 ore utilizzando i varchi aperti dall'esercito attraverso la laguna Nanthi Kadal". Il portavoce militare ha quindi ricordato che circa 11.876 civili hanno cercato la protezione del governo venerdì a seguito dell'occupazione da parte della 58/a e 59/a Divisione dell'esercito di tutta la fascia costiera della "zona di sicurezza".

Il leader delle Tigri Tamil, Velupillai Prabhakaran, si trova ancora nella zona di battaglia nel nord-est dello Sri Lanka ed è pronto a partecipare ad un processo di pace. Lo ha detto Pathmanathan,  intervistato dal canale televisivo britannico Channel 4. "Sì", ha risposto Pathmanathan alla domanda se Prabhakaran si trovasse ancora nella zona dei combattimenti. Il leader delle Tigri vuole fermare la guerra e avviare una processo di pace, ha aggiunto il capo della diplomazia del Ltte, raggiunto telefonicamente. "Da ieri abbiamo fatto appello ad un cessate il fuoco immediato. E' stato lo stesso Prabhakaran ad ordinarlo. Gli ho parlato per quattro ore. Abbiamo inviato questo messaggio al governo e gli altri attori internazionali, dai quali aspettiamo una risposta", ha aggiunto Pathmanathan. 

Personaggio controverso, considerato cinico e spietato, Veluppilai Prabhakaran, rocambolesco guerrigliero la cui attuale sorte è avvolta dal mistero, è parte della storia politica dello Sri Lanka avendo creato e guidato per decenni la lotta di indipendenza delle Tigri Tamil. Nato nel 1954 nella cittadina costiera settentrionale di Velvettithurai, cominciò la sua attività politica fondando a 18 anni un'organizzazione chiamata Tamil New Tigers (Tnt), per opporsi alla politica postcoloniale che vedeva a suo avviso la minoranza Tamil sfavorita rispetto alla maggioranza cingalese. Nel 1975, dopo aver cominciato ad occuparsi attivamente della causa tamil, fu accusato dell'omicidio del sindaco di Jaffna, il maggiore Alfred Duraiappah, colpevole secondo Prabhakaran e i suoi sostenitori di aver tradito i sentimenti nazionalistici dei Tamil. Nel 1976 il Tnt fu ribattezzato con il nome di Tigri di liberazione della patria Tamil (Ltte). Ossessionato dal sogno di costruire una "grande patria Tamil" che comprendesse anche lo stato indiano meridionale del Tamil Nadu, Prabhakaran, noto come il "capo supremo", ha creato uno dei gruppi guerriglieri più pericolosi del mondo, con 10-15.000 combattenti e una riserva inesauribile di potenziali attentatori suicidi. Capo indiscusso delle Tigri Tamil sin dall'inizio del conflitto, nel 1983, a Prabhakaran sono stati attribuiti nel corso degli anni gli assassini di importanti leader politici cingalesi tra cui quello, nel 1993, del presidente Ranasinghe Premadasa. Prabhakaran resta uno degli uomini più ricercati al mondo dall'Interpool mentre la magistratura indiana lo ha condannato a morte dopo averlo dichiarato responsabile dell'organizzazione dell'assassinio di Rajiv Gandhi, il leader politico che da primo ministro, nel 1987, aveva inviato nello Sri Lanka un corpo di pace, e che nel 1991 fu ucciso da una kamikaze Tamil.