Lo Stabile vuol stupire il pubblico

Dario Vassallo

La presentazione di una stagione teatrale, qualunque essa sia, è un rito sempre uguale a se stesso che lascia poco spazio alle sorprese e soprattutto all'emozione. Colpisce, dunque, l'applauso spontaneo e la commozione vera che ieri, alla Corte, ha accompagnato le parole che Carlo Repetti, direttore dello Stabile insieme a Marco Sciaccaluga, ha utilizzato per ricordare l'attore Giampiero Bianchi, molte volte protagonista anche a Genova, drammaticamente scomparso lo scorso luglio. È a lui, idealmente, che viene dedicata la stagione 2005-2006, racchiusa nello slogan «il rischio di stupirvi»: «Purtroppo - ha detto Repetti - lui ci ha stupito nella maniera peggiore, ma lo ricordiamo come un fratello, artista ricco di talento e grande curiosità. Per quello che ci riguarda cercheremo di sorprendere con il lavoro articolato che portiamo avanti e che nel corso degli anni ha sempre accompagnato la realtà della città, a volte anticipandola, a volte commentandola. Tentiamo insomma di dialogare con il nostro tempo per dare al pubblico l'occasione di emozionarsi».
Un lavoro, quello dello Stabile, evidentemente apprezzato anche al di fuori dei confini cittadini, tanto che al prossimo premio «Olimpici del teatro» che sarà attribuito il 30 settembre, è stato ottenuto il più alto numero di nomination, otto, e in tutte le principali categorie. Insomma, un buon viatico per una stagione che si annuncia lunga (trentacinque spettacoli in abbonamento, dal 18 ottobre al 13 maggio con prezzi ancora bloccati, per il sesto anno consecutivo) e molto articolata, tra classico, contemporaneo e perfino qualche tocco di eccentricità.
Una tendenza, questa, che ritroviamo anche nelle quattro produzioni proprie, perché accanto ai ben noti «Morte di un commesso viaggiatore» di Miller con Eros Pagni e «Urfaust» di Goethe diretto da Andrea Liberovici ecco due novità. La prima è «La chiusa», testo dell'irlandese Conor McPherson con Ugo Maria Morosi: storia tutta collocata all'interno di un pub (...)
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