Stabilità, fisco e politica estera: i successi di un governo-record

Berlusconi ha guidato l’esecutivo per tutti i cinque anni del suo mandato. La scelta di campo che ha rafforzato il rapporto con gli Usa. Dietro al taglio fiscale una concezione meno «pesante» dello Stato

Silvio Berlusconi ha rassegnato ieri le dimissioni del suo Governo. Qual è stato l’elemento più evidente e significativo di questa esperienza?
La durata e la stabilità del governo: quasi cinque anni, dall’11 giugno 2001 al 2 maggio 2006. Un record nella storia della Repubblica che va oltre il bipolarismo poiché nella Legislatura 1996-2001 il centrosinistra aveva avvicendato quattro governi in meno di cinque anni: Prodi, D’Alema-1 e D'Alema-2, Amato. Berlusconi ha dimostrato che è possibile tenere insieme una coalizione quando i valori di base e gli obiettivi principali sono condivisi, anche in una fase economica molto difficile e per alcuni aspetti assolutamente nuova rispetto al passato.
Quale valore nuovo è entrato nell’esperienza degli italiani?
La stabilità di governo e di quadro politico. L’abitudine di una crisi di governo ogni anno in media è stata cancellata, e questo ha posto alle forze politiche la sfida della stabilità. D’ora in poi gli italiani considereranno anche sotto questa luce i risultati di una coalizione e giudicheranno negativamente chi volesse tornare alle vecchie abitudini per logiche di partito o ambizioni di leader.
Come è stato cambiato il modo di fare politica dal breve al lungo termine?
Consapevole di potere, e deciso a volere, restare unito, il governo Berlusconi ha introdotto la distinzione tra politiche di lungo, medio e breve termine. Sinteticamente, sul lungo termine, ha messo mano al sistema pensionistico, al sistema fiscale, alla scuola/università/ricerca, alle grandi opere infrastrutturali, all’architettura costituzionale dello Stato. Sul medio termine, ha messo mano alla legge sul lavoro, alla riforma del diritto societario e della giustizia. Sul breve termine ha agito sulle tasse, estendendo l’area dell’esenzione e riducendo la contribuzione, anche attraverso l’aumento delle deduzioni; ha dato una prima regolamentazione al fenomeno immigratorio; ha avviato l’emersione del lavoro nero. D’ora in poi nessun governo potrà vivere semplicemente alla giornata, cercando solo il consenso momentaneo dei diversi gruppi sociali.
Qual è stato il suo contributo in politica estera?
Per la prima volta nella storia repubblicana, la politica estera è uscita dalla sistematica ricerca di un compromesso e ha preso posizioni nette, che sono state tenute ferme con coerenza, nonostante i costi e i sacrifici, anche di vite umane. Con l’esplosione del terrorismo di matrice islamica, l’Italia ha preso contro di esso una posizione netta, schierandosi decisamente a fianco degli Stati Uniti. Senza venire meno alla tradizionale amicizia con la maggior parte dei Paesi islamici, ha rafforzato pubblicamente i legami con Israele, principale Stato democratico del Medio Oriente. Allo stesso tempo, grazie alla continuità, Berlusconi ha stabilito rapporti personali di amicizia che favoriscono quelli tra gli Stati. Non si comprende perché nessuno abbia mai obiettato alla familiarità tra presidenti francesi e cancellieri tedeschi, come tra Kohl e Mitterrand, o tra presidenti americani e premier britannici, e siano state sollevate critiche ai rapporti del premier italiano con Bush, Putin, Blair e Aznar.
Come è cambiata la politica europeista dell’Italia?
Il governo Berlusconi ha trasformato l’europeismo tradizionale e di facciata, che manteneva l’Italia in una posizione subordinata rispetto all’asse franco-tedesco, in un europeismo concreto a salvaguardia degli interessi del nostro Paese ma anche in un europeismo realistico, sostenendo ad esempio la necessità di rendere flessibile il Patto di stabilità nell’interesse dello sviluppo di tutta l’Europa, oppure l'allargamento senza cedere agli egoismi. Su questa linea della concretezza si sono mossi anche altri Paesi.
Qual è stato il principale contributo al sistema politico italiano?
Berlusconi ha dato concretezza al bipolarismo. Lo ha fatto scendendo in politica e fondando un partito, Forza Italia, che non si è dimostrato di plastica, come diceva dieci anni fa Prodi, ma si è consolidato come primo partito italiano. Sebbene siano ancora presenti forti radici partitiche, Berlusconi ha imposto, anche all’opposizione, la logica bipolare, da cui sarà impossibile tornare indietro. Quando un anno fa lo stesso Berlusconi ha lanciato l’idea di un partito unitario del centrodestra, o dei moderati, ha tracciato il percorso che il sistema politico italiano dovrà fare per consolidare il bipolarismo.
Qual è stato il contributo alla cultura politica del nostro Paese?
Berlusconi ha gettato le basi per una cultura popolare di destra liberale, sfidando l’egemonia culturale della sinistra che la Dc non era stata in grado di contrastare. Questo terreno è stato appena dissodato e dovrà essere ulteriormente lavorato, ma mai come in questi anni è stato legittimato in Italia il complesso dei valori liberali dell’Occidente. Le resistenze sono molte, soprattutto di natura corporativa, ma al di là del clientelismo nessuno difende più il primato della cultura marxista.
Che cosa è stato innovato sul piano economico e sociale?
Per la prima volta è stato tracciato il modello di un'economia funzionale all’interesse nazionale e non solo agli interessi delle categorie. Il Patto per l’Italia è stato il primo richiamo organico a tutte le forze della produzione e del lavoro perché convergessero su comuni obiettivi di sviluppo. Così è stata superata la logica della concertazione, che era una logica di spartizione e di compromesso, costruita, di fatto, su una montagna di debito pubblico, utilizzato per la spesa corrente (a fini di consenso) e non per gli investimenti.
Come ha influito sulla comunicazione politica?
Berlusconi ha cancellato le fumosità ideologiche e ha spostato l’attenzione sui problemi concreti, obbligando anche l’opposizione a fare altrettanto. La battaglia sulle tasse va al di là delle riduzioni attuate o attuabili: essa implica una diversa concezione dello Stato, meno pesante e meno burocratico, che ha per corrispettivo una crescita della libertà dei cittadini. D’ora in poi, i cittadini guarderanno con maggiore attenzione a ciò che lo Stato preleva e a come lo impiega.
Qual è il messaggio più profondo del politico Berlusconi?
L’ottimismo del fare al posto della recriminazione perpetua. La fiducia nella realizzabilità degli obiettivi. La dimostrazione che in Italia esiste una larghissima maggioranza moderata (il 40% della sinistra dell’Unione rappresenta poco meno del 20% dell’elettorato) che deve esprimersi in due grandi partiti omogenei. Non a caso Berlusconi ha ribadito che resterà in politica per realizzare l'obiettivo di un grande partito dei moderati.