Staccare la spina ai bimbi È bufera sulla proposta

da Londra

Ci sono bambini che nascono con gravissime anomalie e la prospettiva di una vita impossibile: non sarebbe meglio ucciderli? Se lo è chiesto il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, uno dei più prestigiosi istituti di ostetricia britannici, e l'interrogativo-choc ha dato subito stura alle polemiche. I grandissimi progressi della scienza medica, capace ormai di tenere in vita un essere umano in stato vegetativo per anni, secondo il Royal College impongono un profondo esame di coscienza. La «eutanasia attiva» potrebbe essere la soluzione alle atroci sofferenze e agli alti costi economici che devono sopportare le famiglie con figli nati in tali condizioni.
La proposta arriva in risposta all'indagine che sta portando avanti in questi mesi il Nuffield Council on Bioethics, gruppo di studiosi che esamina le questioni etiche. Il documento stilato dal Royal College parla chiaro: il gruppo di lavoro di Nuffield «dovrebbe considerare più radicalmente la non-rianimazione, la rinuncia alle cure, i test sul vero interesse da tutelare e l'eutanasia come nuove soluzioni nei casi di neonati gravemente malati». Un'affermazione che ha ovviamente scatenato un mare di polemiche. Il parlamentare laburista Jim Dobbin ha paragonato la proposta agli esperimenti genetici dei nazisti, e ha aggiunto. Il Royal College però ha messo in evidenza alcune situazioni contraddittorie nella legislazione del Regno Unito in materia. Oggi una donna incinta che scopre al settimo mese di gravidanza che il suo bambino ha serie anomalie può decidere di abortire. I genitori di un bambino nato prematuro di tre mesi, invece, non possono far altro che tenere il figlio, anche se la sua vita sarà sempre drammaticamente difficile. C'è poi il caso di Charlotte Wyatt. La bambina nata tre anni fa in un ospedale di Porstmouth, prematura di tre mesi e con un peso di soli 458 grammi, oggi continua a vivere in condizioni disperate e sotto continua osservazione. I genitori hanno però vinto numerose cause per tenerla in vita.